Varulv / Wintarnaht - Unterweltmysterien

VARULV / WINTARNAHT – Unterweltmysterien

Gruppo:Varulv / Wintarnaht
Titolo:Unterweltmysterien
Anno:2019
Provenienza:Austria / Germania
Etichetta:Talheim Records
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TRACKLIST

  1. Varulv – In Felsengräber
  2. Varulv – Myren Saga
  3. Varulv – In Die Rauen Nächten
  4. Wintarnaht – Erd Und Ew’er Nacht
  5. Wintarnaht – Von Tor Zu Tor
  6. Wintarnaht – Seelenkammer
DURATA:47:13

Pubblicato nel marzo del 2019, Unterweltmysterien è molto di più che un semplice split. A mio avviso lo si potrebbe tranquillamente considerare come un concept album condiviso tra gli austriaci Varulv e il progetto germanico Wintarnaht. Come suggerisce il titolo — I misteri del sottosuolo — il filo conduttore dei brani, tre per ciascuno dei partecipanti, è il mondo sotterraneo o, per essere più precisi, i cosiddetti Erdställe: una serie di tunnel e camere sotterranee scavate nella nuda roccia, particolarmente diffusi nell’area di lingua tedesca, origine di numerose leggende.

Dalle montagne della Stiria, i Varulv si presentano con il loro bagaglio di black metal dalla chiara impronta scandinava. Rispetto a Sagenlieder, uscito nel 2017, gli austriaci sembrano voler smorzare i toni, introducendo diversi passaggi più lenti e melodiosi, quasi a voler preparare i propri fan ai suoni dell’ottimo Kerker, Todt Und Teyfl, uscito quest’anno per Talheim Records. L’iniziale “In Felsengräber” si apre con un lento sgocciolare d’acqua e raggelanti grida provenienti direttamente dall’Oltretomba, presto sostituite da riff glaciali che, sostenuti dal sempre precisissimo Heimdalls Auge alla batteria, passano dalla sfuriata introduttiva ad atmosfere quasi cascadiche. Il brano successivo, “Myren Saga”, offre diversi frangenti che strizzano l’occhio al punk ‘n’ roll, sostenuti da altri elementi che donano al pezzo una atmosfera funerea che ben si adatta alla tematica del testo: i Myren, infatti, sarebbero un popolo ancestrale, abitatore proprio di quegli Erdställe intorno ai quali è costruito lo split, sterminato dai cristiani che trasformarono le loro città in fosse comuni. L’ultimo pezzo dei Varulv è a mio avviso il migliore di tutto il disco: “In Den Rauen Nächten” incede lento e maestoso, saturo di malinconia e atmosfere gelide, penetrando fin dentro le ossa dell’ascoltatore ed è quello che più si avvicina ai suoni del nuovo album.

Dai boschi della Turingia, Wintarnaht propone il suo «Archaischer Schwarzmetall», black metal arcaico, dove l’aggettivo dovrebbe indicare, oltre alle tematiche affrontate, anche l’utilizzo della lingua alto tedesca antica, parlata nell’Alto Medioevo nelle regioni centro-meridionali dell’attuale Germania, per la scrittura dei testi: sarà, ma nel libretto ho trovato solo testi in tedesco standard con al più qualche inflessione dialettale. Abbandonando le questioni di lana caprina e tornando a parlare di cose serie, Wintarnaht è il progetto solista di Grimwald, polistrumentista già in forza negli Isgalder e nei Dauþuz, la cui proposta musicale consiste in un black metal vecchia scuola, scevro di tecnicismi e fronzoli inutili, con contaminazioni che arrivano dai primi esperimenti in tema pagan e viking metal. In Unterweltmysterien le sperimentazioni in questa direzione sono nettamente superiori ai capitoli precedenti della discografia della one man band. “Erd Und Ew’er Nacht” parte a cannone con una chitarra affilatissima che sembra uscita dall’ottimo Monvmentvm dei Dauþuz, ma ben presto la violenza scema per cedere il posto a toni epici e a un cantato pulito che rimanda a gruppi seminali come Storm oppure i Bathory post Hammerheart. I brani successivi diventano mano a mano sempre più evocativi, come “Von Tor Zu Tor” che pur non rinunciando a riff veloci e taglienti introduce interessanti cori a più voci nelle sezioni più lente. Il climax si raggiunge con il pezzo di chiusura, “Seelenkammer”, che salvo qualche sporadica accelerazione rimane molto poco black e molto pagan-viking, con rimandi tanto ai gruppi già citati quanto ai conterranei Falkenbach.

A mio avviso Unterweltmysterien è tutto ciò che dovrebbe essere uno split. Non solo mantiene una discreta varietà al suo interno, ma offre ai due progetti musicali l’occasione di sperimentare nuove soluzioni stilistiche. Da un punto di vista assolutamente personale tendo a preferire i tre brani dei Varulv, che dimostrano di essere un gruppo di tutto rispetto, a quelli di Wintarnaht, forse penalizzati da outro elettroniche un po’ troppo lunghe.

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