VECORDIOUS – Anthropogenic Deterioration

 
Gruppo: Vecordious
Titolo: Anthropogenic Deterioration
Anno: 2017
Provenienza: Norvegia
Etichetta: Autoprodotto
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TRACKLIST

  1. Descent Of The Djinn
  2. Purging
  3. Sentinel Of Decay
  4. The Lycan
  5. Awaiting Decimation
  6. A Septic Illusion
  7. The Apparition
  8. The Helmsman
  9. Ghastly Septicity
  10. Aberration
  11. Demon Of Demise
DURATA: 40:43
 

Sono trascorsi più di sette anni da quando mi sono imbattuto nei norvegesi Vecordious e nel loro demo "Reminiscence". La formazione di Trondheim si proponeva con un metal estremo fortemente influenzato dalle sonorità scandinave, in una prova che mostrava carattere, buone potenzialità e della quale ho atteso un seguito per un certo periodo di tempo, finendo poi per perdere le loro tracce. Il 2017 li ha visti improvvisamente rispuntare fuori con l'album di debutto "Anthropogenic Deterioration".

Indubbiamente il quartetto ha compiuto dei passi in avanti, continuando a seguire un percorso caratterizzato da un metal imbastardito ed estremo. Partendo, infatti, da una base black-death, affiorano poi una serie di rimandi che potrebbero includere stavolta anche gente assai gradita come Dimmu Borgir, Enslaved ed Emperor, oltre ad alcuni dei nomi già citati nella passata recensione.

Il disco suona proprio bene, poiché sia il modus operandi compositivo che la produzione svoltasi presso gli Unisound di Mr. Dan Swanö ci consegnano una serie di tracce potenti, dinamiche e tecnicamente elaborate quanto basta. Esempi di quanto affermato sono "Descent Of The Djinn", "Sentinel Of Decay", "Awaiting Decimation", "A Septic Illusion", "Ghastly Septicity" e "Demon Of Demise".

Per quanto si abbia la certezza che "Anthropogenic Deterioration" sia un lavoro formalmente ineccepibile, nello stesso medesimo modo si viene attraversati dalla sensazione che gli manchi qualcosa; che la forza, l'impatto melodico, i cambi di tempo e la maniera in cui la voce giostra growl-scream e canto pulito siano stati incastrati talmente a puntino da sembrare sin troppo studiati a tavolino, risultando così programmati e freddi, mancando di quel guizzo istintivo o geniale che faccia pensare che ci siamo:

Qua non si discutono né la preparazione dei musicisti né la capacità di comporre dei pezzi che rispettino con chiarezza i crismi delle sonorità proposte, entrambi aspetti espressi con mezzi e soluzioni adeguate. Ai Vecordius si chiede, però, di fuoriuscire da un tracciato sicuro, esplorando in termini di personalità e carattere un filone che pare conoscano a menadito, ripartendo dalle ferree ma eccessivamente inquadrate basi gettate con questo, in fin dei conti positivo, "Anthropogenic Deterioration".

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