VENUS BLUE – Blue Venus

VENUS BLUE – Blue Venus

Informazioni
Gruppo: Venus Blue
Titolo: Blue Venus
Anno: 2012
Provenienza: U.S.A.
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: facebook.com/CultofVenus
Autore: Mourning

Tracklist
1. Sleaze
2. Living Dead
3. Dawn Over Moscow
4. Coffin Nails
5. Blue Sun Blues
6. Psychomania
7. True Story
8. Violet
9. Savage
10. Liquid Green
11. Not Of Earth

DURATA: 42:10

Rock, rock e ancora rock, gli statunitensi Venus Blue, nati originariamente come una band di stampo doom nel 2009, si sono evoluti in un ibrido che li ha portati ad ampliare il sound inserendo oltre ai più classici rimandi all’area blues e stoner, solitamente affini al sound “del destino”, un’attitudine che non rinnega qualche influenza punk, svolazza divertita nell’etere grazie a svolte psichedeliche alcoliche non precludendosi di mettere in atto ciò che le passa per la testa sul momento.
È questa la forza del trio, è questo ciò che è racchiuso in “Blue Venus”, il debutto rilasciato tramite autoproduzione nel 2012.
Chi ascolta questo genere e non ama i Black Sabbath? Sarebbe quasi da folli. Sean Carroll (chitarra e voce), Trevor Deaton (batteria) e Adam (basso) dopo il blueseggiato “allegramente” nell’introduttiva “Sleaze”, che ci spiattella delle piacevoli linee di basso prominenti, incrociano Iommy e soci dando vita a “Living Dead”, lo spirito è quello seventies delle opere prime del combo di Birmingham con qualche “ottano” doom/stoner in più.
Le soluzioni messe in atto dai tre chiedono esclusivamente d’immergersi in un mondo che del resto ci è noto e con “Dawn Over Moscow” quella sensazione di primordiale e oscuro che sul finire degli anni Settanta portava in auge formazioni come Pagan Altar e Pentagram è vivida e si accoppia perfettamente con la vocalità a tratti “sgraziata” di Sean, il distacco dalla perfezione e dal suono pulito dei giorni nostri è palese il che onestamente non mi dispiace per nulla.
In “Coffin Nails” le trame si tingono delle atmosfere scure del post-punk e gli assoli si ritagliano una larga fetta di spazio, sembra che in certi momenti i Bauhaus s’incrocino con dei Ramones tutt’altro che scanzonati, mentre “Blue Sun Blues” già dal titolo enuncia un coinvolgimento emotivo bluesy, caratteri del “sound del sud” si palesano e con “Psychomania” è l’ennesimo cambio di toni ed esposizione che ci viene sbattuto senza troppi problemi in faccia, più caciarona e scatenata, chitarra col wah wah a manetta, voce effettata, delirante non rinunciando a urlare, il risultato è adrenalinico.
Quello che esalta “Blue Venus” è il suo essere genuino, è un album vero, privo di sovrastrutture, pare di essere a confronto con un’esecuzione live e qualche imperfezione non può minarne il valore, al contrario data la carica espressiva fornita ai pezzi, è spassoso il modo cui si passa da “True Story” a “Violet” o da “Savage” a “Liquid Green” continuando a mischiare le carte in tavola.
Ok, saranno le stesse ascoltate in antecedenza ma quando hai carte buone in mano come le giri e rigiri sempre buone rimangono.
“Not Of The Earth” infine, arricchita dai synth per infoltire l’atmosfera curati da Trevor (batterista ma anche uomo dietro al mixer), chiude un album che si fa rimettere su tante e tante volte, magari a volume ben sparato, so che il mio vicino lo gradirà soprattutto di primo mattino (…deve soffrire).
Cosa fare? Un bel giro sulla pagina Bandcamp sarebbe l’ideale per farvi un’idea di ciò che propongono, dopo di che l’acquisto potrebbe anche scattare in automatico.

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