VICTORIANS – Aristocrats’ Symphony / Revival

VICTORIANS – Aristocrats’ Symphony / Revival

Informazioni
Gruppo: Victorians
Titolo: Aristocrats’ Symphony / Revival
Anno: 2012
Provenienza: Polonia
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: facebook.com/victorians.band
Autore: Mourning

Tracklist
1. Descent Of Your Destiny
2. In The End
3. Voice Of Eternal Love
4. Who Never Loved
5. Siren
6. Servants Of Beauty
7. Prince Of Night
8. Don’t Let Them Cut My Wings
9. Juliet’s Tale
10. Creed

DURATA: 45:09

Il modo di dire “non giudicare un libro/disco dalla copertina” è spesso e volentieri un consiglio corretto da seguire prima di approcciarsi con una nuova lettura o un nuovo ascolto, alle volte però quello che si vede dal di fuori corrisponde esattamente a ciò che ritroveremo all’interno dell’opera, di sicuro lo è nel caso dei polacchi Victorians.
La band in questione suona un power/gothic sinfonico e pomposo, punti di riferimento sono senza ombra di dubbio un trio di compagini maestre del genere: parlo di Nightwish, Epica e Within Temptation, ognuna rappresentata da una gentil donzella dietro al microfono. Questa caratteristica viene rispettata anche da questi musicisti dato che la voce è affidata alle cure della brava Eydis (Noxiferis).
I Victorians prendono particolarmente sul serio il loro monicker e la scelta del titolo, entrambi legati ai valori aristocratici, anche per ciò che concerne l’aspetto visivo altrettanto romantico e orientato a emulare quello noto dei Versailles, formazione giapponese fra le più famose del movimento denominato visual kei; a riprova della più che possibile connessione fra le due realtà v’è il fatto che “Aristocrats’ Symphony” è il titolo di una tra le hit più popolari del combo nipponico.
Inutile ammorbarvi con dettagli e controdettagli dozzinali che potrete leggere su qualsiasi testo di un prodotto di tale tipologia, solitamente quello che mi ha sempre disturbato è l’utilizzo smodato e incontrollato della voce lirica, ora non dico che Eydis gestisca la situazione con la bravura e la delicatezza di una Sharon Den Adel, però se la cava più che discretamente modulando i cambi di tonalità e l’impostazione in modo da asservirla al brano e non divenire lei stessa la stella; è piacevolmente rock nella fruibilissima “In The End”, adeguata a essere sfruttata come singolo apripista essendo molto orecchiabile e da “classifica”, è solenne nell’epicheggiante opener “Descent Of Your Destiny”, sognante nella cinematografica “Siren” e si trova poi a proprio agio anche nei frangenti più ruvidi (si fa per dire) delle prove più energiche e “powa” come “Servants Of Beauty” e “Don’t Let Them Cut My Wings”.
Diciamocela tutta, non è che il materiale di “Aristocrat’s Symphony” riservi chissà quali sorprese a un ossequioso e laborioso acquirente di album dello stile, i Victorians, volenti o nolenti, si muovono in un territorio nel quale il déjà-vu è presenza costante, ciò che si pone a loro favore però è la costruzione dei pezzi che, alternando eccessi di pomposità, aperture folcloristiche e contatti col sound più diretto e “veloce”, riesce a mitigare quella sensazione da “centrifuga ai satelliti” che colpisce solitamente coloro che non sono degli appassionati, facendo sì che ci si possa godere uno dopo l’altro i vari episodi arrivando a “Prince Of Night” e “Juliet’s Tale”, dotata di una piacevole evoluzione da una ballad alquanto melensa assume connotazioni via via diversificate, sino alla conclusiva “Creed” che suggella la fine di un album di buona, se non ottima, fattura.
Per il sottoscritto l’aspetto gotico è un po’ troppo “Twilight oriented”, l’unica forma di vampirismo accostabile ad “Aristocrat’s Symphony” è quella adolescenziale dei libri di Stephenie Meyer con i Victorians che, per come son vestiti, assomigliano ai Volturi e non è che mi faccia impazzire sta cosa.
Tralasciando però questo disdicevole accostamento, che continua comunque a farmi rabbrividire data la sostanza inesistente del materiale sopra citato, suggerisco invece di tenere in piena considerazione la proposta musicale dei polacchi: il potenziale c’è, Eydis svolge il compito affidatole con notevole disinvoltura e nel complesso il cd regge non trasportando con sé pacchi di noia, per quello bastano e avanzano gli ultimi aborti dei Sirenia.
Se la vostre giornate non possono privarsi di ascolti di stampo symphonic female-fronted, segnatevi il nome del gruppo e date loro una chance, il vostro lettore avrà di che cibarsi; i restanti facciano finta che sia stato un incrocio di sguardi a cui si è già andati oltre.

Facebook Comments