VIRVEL AV MORKERHATET – Metamorphopsia

VIRVEL AV MORKERHATET – Metamorphopsia

 
Gruppo: Virvel Av Morkerhatet
Titolo: Metamorphopsia
Anno: 2016
Provenienza: Ucraina
Etichetta: Avantgarde Music
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TRACKLIST

  1. Into Saltation…
  2. Weapon To Be Found Only In The Mind Of Man
  3. Reflexive Transfer Of Aether Through City Lights
  4. Theory Of Distress View
  5. Metamorphosia Diagnosis
  6. Dissociative Disorder
  7. Stupefying Taste Of Henbane. Coma Ritual
  8. Personification Of Adventuerer. Overdose
  9. Sore Hate Of Human Scum
  10. Withdrawal
DURATA: 54:28
 

Lodevole negli intenti e nella confezione, il secondo disco degli ucraini Virvel Av Morkerhatet — il cui cantante, Howler, è già passato da queste parti con i Chapter V: F10 — è un lavoro riuscito solo parzialmente. Siamo dalle parti del black metal difficile, quello che si dà un sacco di arie intellettuali e di profondità di pensiero, con titoli importanti e cerebrali come "Stupefying Taste Of Henbane – Coma Ritual" o "Reflexive Transfer Of Aether Through City Lights", che però manca di offrire completamente corpo a queste premesse.

Intendiamoci, il disco del duo è buono, studiato nei dettagli anche dal punto di vista grafico e visivo, con immagini surreali a corredo del libretto che potrebbero essere uscite da un manga di Shintaro Kago versione post-sovietica e che mitigano parzialmente la mancanza dei testi. Allo stesso tempo le strutture dei brani sono davvero articolate e piene di sovraincisioni, cambi di tempo, effetti e cose varie, rendendo davvero il disco un viaggio inaspettato. Il problema sta invece nell'eccessiva ossessività con cui ogni soluzione è portata all'estremo, non c'è un momento in cui uno strumento non sia rimaneggiato, affiancato, smembrato da qualcos'altro, sia un tempo dispari di batteria che fa da sfondo a un riff, un pedale che rimescola i suoni della chitarra, una registrazione vocale posticcia o addirittura qualche effetto elettronico. Insomma, aggiungi e aggiungi e aggiungi, che il pentolone alla fine trabocca e il lavoro nella sua complessità suona artefatto e artificioso, a tratti forzato nel suo osare a tutti i costi senza concedersi un attimo di pausa.

Capita, volendosi inerpicare su per sentieri scomodi come quelli delle sperimentazioni (qualcuno ha detto Ebonylake?); per la prossima volta, un po' più d'ordine e meno enfasi nel volerle tentare tutte, sicuramente ne verrà fuori qualcosa di più appetibile.

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