Vitriol - To Bathe From The Throat Of Cowardice

VITRIOL – To Bathe From The Throat Of Cowardice

Gruppo:Vitriol
Titolo:To Bathe From The Throat Of Cowardice
Anno:2019
Provenienza:U.S.A.
Etichetta:Century Media Records
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TRACKLIST

  1. The Parting Of A Neck
  2. Crowned In Retaliation
  3. Legacy Of Contempt
  4. Drown Nightly
  5. The Rope Calls You Brother
  6. A Gentle Gift
  7. Violence, A Worthy Truth
  8. Victim
  9. Hive Lungs
  10. Pain Will Define Their Death
DURATA:44:33

Un’immersione in un tunnel di violenza asfissiante e senza respiro: ecco come si potrebbe descrivere al meglio To Bathe From The Throat Of Cowardice, primo full-length dei Vitriol. Questo disco, che segna l’inizio della collaborazione del trio di Portland con una label illustre come la Century Media, si colloca in un’annata molto fortunata in termini di uscite relative all’ambito (brutal) death quale è stata il 2019: basti pensare a Vile Nilotic Rites dei faraonici Nile oppure, rimanendo entro i confini del Bel Paese, a Simulacrum degli Hideous Divinity.

Nonostante abbiano alle spalle solo un EP d’esordio, Pain Will Define Their Death (uscito in digitale nel 2017 e in seguito pubblicato dalla nostrana Everlasting Spew), i Vitriol si sono formati nel 2013. In questi anni hanno elaborato un sound che si colloca sul sentiero tracciato da gruppi come Hate Eternal e Krisiun; queste influenze hanno tuttavia soltanto contribuito a creare un punto di partenza per l’evoluzione del gruppo, che è riuscito a combinare la precisione tecnica che ci si aspetta dal genere con una pesantezza estrema vicina a realtà come gli Anaal Nathrakh.

Ascoltando To Bathe From The Throat Of Cowardice, la prima impressione è che i Vitriol abbiano perfettamente chiaro dove si trovano e dove vogliono arrivare. L’album si compone di dieci tracce, alcune delle quali già contenute in Pain Will Define Their Death, ognuna delle quali rappresenta una vera e propria trivellata sonora che sembra voglia perforare l’anima dell’ascoltatore, facendolo precipitare in una dimensione claustrofobica con un impeto che si potrebbe paragonare a uno tsunami. Dal punto di vista tematico, si tratta di un disco incentrato sulla violenza, la paura e la malvagità insite nell’animo umano; sebbene si tratti di temi che spesso vanno a braccetto con la malinconia e i sentimentalismi, i Vitriol li affrontano con una brutalità che ha lo stesso effetto di una raffica di pugni nello stomaco.

Kyle Rasmussen e soci sembrano spingono sui propri strumenti con una furia e una velocità persistenti, dimostrando un livello di tecnica molto alto. All’interno dell’album troviamo sia interessanti dissonanze (ad esempio “Crowned in Retaliation”) che assoli ferali (come nel caso di “Drown Nightly” o “Hive Lungs”); il tutto è piantato in maniera molto solida su una sezione ritmica incessante, in cui Scott Walker procede inesorabile come una trebbiatrice lanciata alla massima velocità. Le linee vocali sono opera di Kyle, già alla chitarra, e Adam Roethlisberger (che è anche il bassista del gruppo): si tratta di un growl estremamente potente e viscerale, senza nemmeno uno spiraglio per la voce pulita o qualsiasi altro elemento che possa dare respiro alla composizione.

To Bathe In The Throat Of Cowardice
dura quasi 45 minuti, eppure garantisce un’immersione così totale da lasciare la sensazione che si tratti di appena una manciata di secondi. Credo fermamente che sia uno di quegli album veramente in grado di portare il proprio cervello allo scioglimento, facendogli raggiungere una consistenza e una forma pari agli orologi-camembert di Salvador Dalì; in realtà, proprio questa caratteristica lo rende un compagno irrinunciabile per i momenti in cui si è in cerca di un tritatutto sonoro fatto come si deve.

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