VIVID REMORSE – Down To The Wire

VIVID REMORSE – Down To The Wire

 
Gruppo: Vivid Remorse
Titolo:  Down To The Wire
Anno: 2012
Provenienza:  Spagna
Etichetta: Art Gates Records
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TRACKLIST

  1. Biopiracy (The Seed Of My Land)
  2. Imaginary Actress
  3. Theory Of Fear
  4. Overdosed
  5. Involution
  6. Nobody Answers
  7. Seize The Death
  8. Seven Days Of Fire
  9. L'Angoixa De L'Existència
  10. Stop On Time
  11. The Never Falling Cries
DURATA: 36:01
 

Il 2010 fra le tante buone produzioni che ci ha donato portò a galla anche il debutto dei Vivid Remorse "The Seed Of Malaise", per il quale mi attendevo un seguito che migliorasse la già piacevole capacità di vagare in più territori thrash. La proposta dei catalani era infatti alquanto varia ed è rimasta tale, la conferma è arrivata con il secondo album "Down To The Wire".

Il quartetto di Barcellona ha mantenuto le qualità positive mostrate in passato: la compattezza, le dinamiche in costante evoluzione e il sapersi reinventare in corsa sono — insieme all'ottima prestazione di Joel Repiso "Ocell" dietro al microfono — le armi che si schiantano pesantemente sul piatto della bilancia contrassegnato dal segno più. A esse si sono però aggiunte una maggiore consapevolezza dei mezzi in proprio possesso e un'attenzione accurata nei frangenti in cui il suono tende ad estremizzarsi o contrariamente ad allentare la presa, tant'è che se nella prova d'apertura dei giochi ci si poteva lamentare di alcuni frangenti non proprio pienamente digeribili in quanto poco amalgamati con il resto.

Adesso scorrendo la scaletta, pur non trovandoci dinanzi a un capolavoro, abbiamo un disco che non soffre di pause emotive, che martella e guadagna punti di traccia in traccia, offrendo all'orecchio una gamma di influenze veramente ampia grazie alla commistione di fasi hardcore, heavy e al limite col death, che partecipano all'esposizione sonora dei vari episodi: Slayer, Death Angel, Sacred Reich, Sepultura, Pantera, D.R.I., Suicidal Tendencies e chi più ne ha ne metta.

I Vivid Remorse si dilettano ad attaccare con continuità, cambiando spesso e volentieri la direzione dalla quale farlo. Talvolta esagerano, rendendo talmente cupa e pressante l'atmosfera da finire per oltrepassare volontariamente le barriere stilistiche del genere, come avviene in "Involution" all'interno della quale appaiono il cantato in pig-squeal e sezioni di batteria in blastato, mentre in altre circostanze viene fuori una componente speed marcata, è il caso di "Seven Days Of Fire", e quella sensazione di classico che volenti o nolenti si porta dietro. Non sarebbe potuto poi mancare in scaletta il pezzo in lingua madre, nel primo disco avevamo "Sammy", qui è il più che dignitoso "L'Angoixa De L'Existència".

Infine tra scatti in velocità e durezza offerti dalla canzone d'apertura "Biopiracy (The Seed Of My Land)", "Theory Of Fear" e "Nobody Answers", l'essenza del loro modo di rappresentare il crossover concentrata in "Overdosed" e il finale acquietato di "The Never Falling Cries", che ricorda sia i 'Tallica che Rob Cavestany & Company, si conclude il passaggio nello stereo di questo nuovo capitolo.

Il gruppo ha fatto un notevole passo in avanti e la produzione è un altro fattore che si pone a favore della riuscita del loro lavoro. Il suono in generale è alquanto ben definito, ma privo delle eccessive rifiniture e levigature tanto in voga odiernamente, ciò garantisce alle tracce di poter mantenere quell'alone grezzo che ne sostiene l'istintività e quell'impatto travolgente delle quali sono effettivamente fornite. Lo so, tenere i piedi in più scarpe non è una prerogativa che affascina gli amanti e soprattutto i veri e propri cultori della scena thrash metal, è anche vero però che di band cloni e dalla creatività ridotta al lumicino nel tentativo irritante di seguire pedissequemente le orme di chi c'è già stato ce ne sono davvero a bizzeffe.

In fin dei conti "Down To The Wire" non contiene nessuna pacchianata, concessione pop o esplorazione assurdamente distante dalla concezione di sonorità che ci piace, v'invito quindi ad ascoltarlo. Se poi aveste avuto modo di apprezzare "The Seed Of Malaise", l'acquisto sarebbe un pensiero da prendere in seria considerazione.

 

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