VOID GENERATOR – Phantom Hell And Soar Angelic

 
Gruppo: Void Generator
Titolo:  Phantom Hell And Soar Angelic
Anno: 2010
Provenienza:  Italia
Etichetta: Phonosphera Records
Contatti: Facebook
 
TRACKLIST

  1. Message From The Galactic Federation
  2. The Morning
  3. The Eternaut
DURATA: 01:10:14
 

L'Italia non è una patria del rock? Per la generazione Mtv, quelli che seguono le classifiche di vendita dettate, ehm, dal dubbio gusto e dai talent show direi proprio di no. Basterebbe aprire un tantino gli occhi, guardarsi un po' intorno scavando neanche tanto nella cultura underground italica per rendersi conto che in questo momento siamo in uno stato di grazia di non poco conto.

La scena romana legata al filone stoner/doom e psichedelia in genere è forse quella più florida, abbiamo già ospitato i Black Rainbows e i Doomraiser nel nostro sito, ho adesso il piacere di parlare dei Void Generator. La formazione capitolina rispetto ai loro concittadini citati ha una propensione a costruire dei veri e propri colossi a cui il termine staticità è impossibile da accostare. Le influenze di Van Der Graaf Generator, Pink Floyd e Black Sabbath si fondono con la visione cosmica/space di gente come Hawkwind e Tangerine Dream rafforzata dalla istintività desertica che prende vita in forma Kyuss.

Le tre tracce che costituiscono la corporatura di "Phantom Hell And Soar Angelic" sono profondamente diverse, il filo conduttore che le lega sembra essere la passione viva, calda, quel modo in cui le note colorano il percorso che vanno ad assemblare. Per quanto come singole realtà brillino decisamente, una dietro l'altra risultano irresistibili proprio per l'altalena di umori e primordiali pensieri che riescono a instaurare e istigare all'ascoltatore.

Già dal suo istante iniziale con quel simpatico "Manna Va", "Message From Galactic Federation" si presenta animata e pulsante, il riffing è corposo anche quando si prende pause più riflessive o esplicitamente allungate per dare respiro alla battuta che ritornerà a essere irrequieta. La voce di Gianmarco Iantaffi sembra essere impostata in modalità Homme, il modo d'approcciarsi al pezzo e di appoggiare la tonalità sul riff ricorda più volte il leader dei Q.O.T.S.A. senza però esserne un clone. A metà del pezzo la sua interpretazione vira estraendo dal cilindro un modo di porsi accentuatamente evocativo che non filtra le emozioni esplodendo a sguarciagola. Diverso l'impatto con cui si presenta "The Morning", una sorta di risveglio mattutino colmo di psichedelia, meno terrena, la natura stoner viene praticamente azzerata a favore di un contatto spirituale.

La dimensione in cui le note del brano vengono a inanellarsi è intima e avvolgente, la stessa vocalità del cantante si adatta a una situazione che la vede non più robusta e pronta a lanciarsi a pieno petto, bensì tramutata in un soffuso e trascinato interpretare l'attimo che scorre. È soprattutto in questo episodio che il lavoro della bassista Sonia Caporossi vien fuori, con le sue linee demarca il territorio mantenendolo fertile in attesa che dopo un periodo di relax sonoro il pezzo riprenda pienamente vita. "The Eternaut" mantiene atmosfere leggere, rarefatte, sino a quando il riff portante non esplode in tutta la sua carica portandomi alla mente una band rivelazione dell'anno passato, gli americani Black Pyramid.

Il platter viene arricchito dalla presenza dei synth sapientemente calibrati da Cristiano Lodi, danno spessore e valore allo spacey sound e ne amplificano il sentore trip che si fa strada dopo ogni minuto trascorso. Arrivati alla fine della terza traccia scatta la sorpresa, vi è infatti una ghost-track priva di titolo della durata di ben ventiquattro minuti che continua a giocare ed esplorare lande devote alla psichedelia chiamando in causa la naturalezza istintiva floydiana che si risveglia dal torpore d'inizio composizione con un susseguirsi di assoli supportati da una base ondosa, che con piccoli e costanti movimenti come il mare increspato in crescita attende di sfogarsi sulle rocce. 

Marco Cenci è un motore affidabile, dalle grandi prestazioni, il drumming in tutto l'album è di altissimo livello per intensità, dinamiche, impatto e costruzione, non si risparmia offrendo quel tocco in più che non guasta mai a dimostrazione della sicurezza che risiede nelle proprie capacità.

Ascoltare un disco come "Phantom Hell And Soar Angelic" mi accende la spia campanilistica che per fortuna quest'anno mi ha già fatto pensare una o due volte: Italia? Cazzo allora ci siamo anche noi! Se amate la psichedelia e la buona musica in genere, non potete assolutamente farvelo scappare, è da acquisto immediato.

 

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