VOID – Void

 
Gruppo: Void
Titolo:  Void
Anno: 2011
Provenienza:  Inghilterra
Etichetta: Duplicate Records
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Bandcamp

 
TRACKLIST

  1. Cicatrix
  2. Alligator X-Ray
  3. Ego Tranquilizer
  4. Where Red Limbs Stir
  5. Cypher
  6. Feral
  7. Exempt
  8. Spectre
  9. Babylon
DURATA: 35:36
 

Abbiamo dovuto attendere ben otto anni ma son tornati, i Void, il gruppo inglese di OCD si ripropone sulla scena con il secondo album, dopo il buon "Posthuman", intitolato in maniera eponima. La formazione nel tempo ha visto vari stravolgimenti in una line-up della quale adesso sono parte anche Archibald (basso e tastiere) e Burwood (batteria) e che vedeva dietro al microfono Ben Lowe venuto ahimè a mancare.

Ripartono da dove li avevamo lasciati, l'industrial black ha acquisito una maggiore fisicità, l'uso infatti di un batterista umano offre un suono meno freddo e spietato avvicinando ancor più lo stile a quello dei compagni di merenda Code, DHG, Virus e per quanto la produzione sia meno netta e incisiva rispetto al passato, sembra una forma demo ben prodotta, il marchio di fabbrica dei Void composto dal riffing dissonante, la struttura irregolare delle canzoni e i cambi di voce repentini (scream black, growl e pulito) sono stati confermati in toto.

Il passato echeggia e lo fa con importanza, è impossibile non notare l'intrusione voluta di una "Cypher" già protagonista in "Posthuman" e di due tracce riprese dal "Demo#1" (2001), "Alligator X-Ray" e "Ego Tranquilizer", a cui viene fornita linfa vitale nuova. La musica mantiene viva il groove, gioca con le sperimentazioni, si diverte a impennare ritmicamente in maniera improvvisa sfruttando sezioni in blastato, come avviene oltre che nella già citata "Ego Tranquilizer" anche in "Babylon", permettendosi sprazzi di classe con gli inserti d'archi e piano riscontrabili in "Feral" e "Spectre" e trovando infine il modo di far filtrare una presenza evocativo, ma malsana, nelle fasi allentate di una piacevole "Exempt".

Siamo di fronte a una creatura cosciente delle proprie potenzialità, che è andata avanti superando vari ostacoli e che con "Void" conferma quanto il songwriting possegga caratteristiche, sia per qualità che feeling trasmesso, capaci di accattivarsi l'ascoltatore. Qual è allora il problema di quest'album? Risiede giusto nella produzione. Se, come accennato in antecedenza, si fossero presentati con una demo probabilmente ci si sarebbe potuto anche passar su, ma si era in attesa di una riprova su lungo termine ed essendo il secondo lavoro di una formazione che oltretutto stimo non poco, mi sento di dover dire che sia penalizzata da volumi non in grado di offrire occasione al basso di crearsi una corretta dimensione interna al complesso strumentale e da un suono di chitarra che palesa improvvisi appiattimenti, vedasi ciò che accade in "Feral".

Sarò buonista, sarò forse di parte, ritengo però che dopo otto anni rilanciarsi non sia per nulla semplice e i tanti rientri dell'ultimo periodo ci hanno dimostrato che spesso lunghe pause portano alla luce aborti di dimensioni cosmiche e fortunatamente non è questo il caso, "Void" e i Void hanno ancora più di qualcosa da dire e condividere.

Se in passato come il sottoscritto avete apprezzato il debutto divorandolo, non credo proprio che questo secondo capitolo possa provocarvi l'orticaria, prendetelo come un rigettare le basi per un futuro che auguro loro possa proseguire con un crescendo di soddisfazioni.

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