VOIVOD – Angel Rat

 
Gruppo: Voivod
Titolo: Angel Rat
Anno: 1991
Provenienza: Canada
Etichetta: MCA Records
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TRACKLIST

  1. Shortwave Intro
  2. Panorama
  3. Clouds In My House
  4. The Prow
  5. Best Regards
  6. Twin Dummy
  7. Angel Rat
  8. Golem
  9. The Outcast
  10. Nuage Fractal
  11. Freedoom
  12. None Of The Above
DURATA: 44:06
 

1991: il Thrash Metal è quasi agli sgoccioli, oscurato in parte dalla nascente scena Grunge. Molte, troppe le band che ripetono schemi sin troppo abusati, prive di personalità e senza nulla di nuovo da dire. Una delle poche eccezioni è rappresentata dai canadesi Voivod, che sin da "Killing Technology" avevano iniziato a contaminare a poco a poco la loro proposta di nuove sonorità, proseguendo poi la loro coraggiosa evoluzione in maniera più netta e radicale con "Dimension Hatröss" e "Nothingface", autentici capolavori di innovazione e genialità incomprese; una ricerca tra l'altro svoltasi in territori dove la sperimentazione era quasi sempre vista come un'entità parassitaria dannosa e disprezzabile.

"Angel Rat" è l'album della nuova svolta musicale intrapresa, la quale a suo tempo — creando un profondo abisso col passato — lasciò indubbiamente disorientati i fan più accaniti, a causa anche del nuovo e imprevisto addolcimento del sound e della sempre più complessa attitudine camaleontica del gruppo, patologicamente incline alla sperimentazione e alla ricerca sonora d'ogni genere. Segna inoltre la fine di un'ormai decennale e gloriosa collaborazione con il bassista Blacky, il quale abbandonerà il gruppo subito dopo le registrazioni del disco, probabilmente insoddisfatto della nuova direzione intrapresa e di un periodo travagliato a causa delle gravi condizioni di salute del chitarrista Piggy, già colpito da un tumore al cervello sul finire del 1988.

Musicalmente parlando, della memorabile complessità Progressive cerebrale che tanto caratterizzò l'ineguagliabile duetto storico composto da "Dimension Hatröss" e "Nothingface" ormai non vi è più nessuna traccia, vi è anzi un maggior approccio alla materia forma canzone. Infatti "Angel Rat" si presenta come un album non eccessivamente melodico e certamente più ascoltabile, immediato e non più matematico. Le colorate strutture delle canzoni — dalle ritmiche e ritornelli qui molto orecchiabili e vivaci — si fanno più snelle e agili, essenziali ma efficaci. I dissonanti, lunatici e anarchici riff astratti di chitarra di un ispiratissimo Piggy tessono trame più assimilabili e intuibili che in passato, ma senza perdere l'energia che da sempre li caratterizza, creando un amalgama dinamico di colori e visioni. Le linee di basso di Blacky vengono tramandate sino all'ultimo, mantenendo costante e marziale il loro tipico incedere robotico. Il cantato del folle narratore visionario Snake, un tempo assai sguaiato e beffardo, ora viene rimodellato e assume toni più pacati e riflessivi, non rinunciando tuttavia alla tipica follia in stile Jello Biafria. Il famoso lavoro di batteria instabile, a tratti jazz, sbronzo e slogato di Away contribuisce nel plasmare un alternarsi di elasticità e spasticità ritmica, donando alle canzoni un incedere oscillante ma riequilibrato dalle strutture dinamiche cyber delle chitarre.

Il sound è un fantasioso collage di Heavy-Rock-Punk, spruzzato lievemente di Thrash, macchiato e appiccicato da imboscate vagamente Fusion, riconducibili fin da subito all'esuberante e scanzonata “Panorama”, strisciando poi furtivamente nelle rannuvolate stanze di "Clouds In My House" e balzando in modo prorompente, assieme a un primo infrangersi delle onde sugli scogli con il garrito dei gabbiani, nella strepitosa e folle navigata a velocità supersonica in oceani stellari di "The Prow". Deliranti intrusioni inaspettate di armonica e una base dal gusto puramente retrò di organo Hammond spiccano in "The Outcast", mentre tentazioni Kosmiche permeano "Nuage Fractal" con i suoi strampalati spezzoni dal variopinto sapore tropicale e Space Rockiano (ne segnalo uno in particolare, reso stravagante dalla presenza di una chitarra travestita da ukulele hawaiano: assolutamente geniale!). La componente psichedelica invece viene amplificata notevolmente, contribuendo a dipingere splendidi paesaggi cosmico-marini, oramai al limite dell'onirico, che raggiungono il loro apice nella bellissima "Freedoom", assieme ai suoi delicati trilli di chitarra ed echi spaziali.

In conclusione, reputo "Angel Rat" come uno dei migliori album mai composti dall'ensemble canadese (ma ne siamo davvero certi che provengano dal pianeta Terra?), di sicuro un buon punto di partenza per chi ancora non li conosce e anche per chi — conoscendoli almeno parzialmente — non ha ancora una sufficiente dimestichezza e vorrebbe cimentarsi con qualcosa di più immediato e soft, melodico ed accessibile.

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