Voland - Voland III: Царепоклонство - Il culto degli Zar

VOLAND – Voland III: Царепоклонство – Il Culto Degli Zar

Gruppo:Voland
Titolo:Voland III: Царепоклонство – Il Culto Degli Zar
Anno:2021
Provenienza:Italia
Etichetta:Xenoglossy Productions
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TRACKLIST

  1. Casa Ipatiev
  2. Terza Roma
  3. Promontorio
  4. Suite Russe
  5. Dubina [traccia bonus]
  6. Leningrad [traccia bonus]
DURATA:37:58

Quello tra storia e metal nelle sue varie declinazioni sembra essere un connubio più che rodato. Basta infatti una rapida ricerca tematica sul buon vecchio Archivio del Metallo per ottenere i nomi di quasi duemila progetti, provenienti da quasi ogni angolo del mondo, che in qualche misura trattano temi storici. Che si tratti delle trincee della Grande Guerra, del codice di condotta dei samurai del Sengoku jidai oppure delle campagne di Alessandro Magno, è innegabile che il passato continui a esercitare una irrefrenabile fascinazione su di noi. Nel caso dei Voland l’interesse per la storia russa va di pari passo con l’amore per il black metal.

Licenziato su CD e su cassetta da Xenoglossy Productions, presentato in anteprima proprio qui su Aristocrazia, Voland III: Царепоклонство – Il Culto Degli Zar è il terzo EP dei bergamaschi. Come suggerisce il lunghissimo titolo, si tratta di un concept costruito intorno al ruolo che la figura dello zar ebbe nel corso dei secoli o, meglio, intorno al vero e proprio culto di cui era oggetto. I sovrani russi, infatti, non erano soltanto i detentori del potere secolare: regnanti per volontà di Dio, si erano ritagliati un vero e proprio ruolo religioso come protettori dell’unica vera fede, quella ortodossa, che dopo la conquista ottomana di Costantinopoli nel 1453 aveva trovato a Mosca una nuova Roma, la terza. Un legame, quello tra famiglia regnante e Chiesa, in cui l’una divenne puntello dell’altra e che in un certo modo è continuato fino a oggi, nonostante la Russia sia diventata una repubblica federale: nell’estate del 2000 Nicola II e la sua famiglia sono stati canonizzati come santi martiri.

Dal punto di vista musicale, Voland III spinge il gruppo su coordinate sempre più epiche e sinfoniche, la cui resa è accentuata dall’ottima qualità della registrazione e del lavoro di scrittura. A quest’ultima fase hanno collaborato per la prima volta Geu al basso e Riccardo Floridia (Atlas Pain e Sojourner) alla batteria, permettendo così ad Haiwas di dedicarsi interamente agli arrangiamenti orchestrali. Rispetto ai lavori precedenti, nei quattro brani inediti il black metal continua sì ad avere un ruolo centrale, ma viene sostenuto da un maggior ricorso a elementi sinfonici, melodie russe e veri e propri passaggi dal sapore operistico che conferiscono enorme teatralità al tutto. La differenza di sonorità è ulteriormente evidenziata dalla presenza di due vecchi brani, “Dubina” e “Leningrad” (tratti rispettivamente da Voland II e Voland), registrati in presa diretta e inseriti come bonus in coda al disco.

L’elemento teatrale viene ulteriormente sottolineato da una sorta di dialettica interna ai singoli brani, strutturati come altrettante pièce drammatiche. Per ognuno degli episodi narrati, infatti, i Voland hanno deciso di dare voce tanto allo zar e ai suoi sostenitori, quanto ai suoi detrattori, ai ribelli, ai rivoluzionari e ai regicidi, sottolineando l’intervento di ciascun attore con un diverso registro musicale. I Nostri riescono in una manciata di battute a trasformare gelide cavalcate black metal in ritornelli pregni di sonorità doom accompagnati da un cantato quasi liturgico, passaggi marziali in sontuosi intermezzi sinfonici e viceversa.

Un cenno a parte lo meritano i testi. Scritti in italiano e in russo, sono in grado di approfondire gli eventi trattati senza mai cadere nella banalizzazione, presentando anzi riferimenti decisamente colti. In “Casa Ipatiev”, brano incentrato sulla fucilazione di Nicola II da parte dei bolscevichi nel luglio 1918, sono presenti alcuni versi estratti da “Боже, Царя́ храни́!” (Dio, proteggi lo Zar!), il vecchio inno nazionale della Russia imperiale. Nella successiva “Terza Roma”, invece, sono riportati alcuni passaggi estrapolati dalla trilogia su Ivan Il Terribile — rimasta incompiuta — diretta da Sergej Ėjzenštejn e musicata da Sergej Prokof’ev. Il testo di “Promontorio” è interamente in russo in quanto collage di poesie e canzoni popolari dedicate a Stepan Razin, leader di una rivolta cosacca lungo il Volga nel Seicento. “Suite Russe”, a livello di parole e di dialettica interna, è a mio avviso il pezzo meglio riuscito, in quanto illustra alla perfezione non solo il contrasto stridente tra lo sfarzo della corte imperiale e la terribile miseria in cui era costretta a vivere la quasi totalità del popolo russo, ma anche l’incapacità del potere zarista, qui rappresentato da Alessandro II, di rispondere alla richiesta di riforme in un modo diverso dalla repressione.

Con Voland III: Царепоклонство – Il Culto Degli Zar i Voland hanno dimostrato di essere cresciuti moltissimo nel corso degli anni, tanto da riuscire a realizzare un EP in cui elementi e influenze diversissimi tra di loro riescono a fondersi senza sbavature. Una impresa tutt’altro che semplice, ma che i Nostri sono riusciti a concludere con successo e che meriterebbe di essere celebrata con qualche esibizione dal vivo.

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