VOMITOR – The Escalation

 
Gruppo: Vomitor
Titolo:  The Escalation
Anno: 2013
Provenienza:   Australia
Etichetta: Hell's Headbangers Records
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TRACKLIST

  1. Pits Of Nightmare / Pitch Black
  2. Prayer To Hell
  3. Salem Witches Grave
  4. Hellburst To Fight
  5. The Escalation
  6. Metal Or Die
  7. Horrors Of Black Earth
DURATA: 30:49
 

La lista dei gruppi australiani passatisti e privi di compromessi è lunga. Anche i membri dei Vomitor hanno le loro robuste radici nelle profondità degli Ottanta e hanno terminato il loro sviluppo musico-culturale nei Novanta, stando lì ora, immobili, come gli alberi di una foresta fossile…

Poco meno di tre anni dopo l’uscita di "Devil's Poison", ci scaraventano in faccia un lavoro che non tradisce le attese di ogni conservatore metallico di rispetto. Il trio mantiene una ritmica rigida e priva di ogni tocco moderno che si affonda martellante nelle orecchie dell'ascoltatore. Assoli di chitarra striduli, in buona tradizione Slayer, provocano dolori alle gengive del pubblico più delicato che, bisogna dirlo, dovrebbe limitarsi al rock melodico. I nostri guerrieri australiani non risparmiano nulla e nessuno, travolgono come un carro armato le trincee, sfondano le linee di combattenti spaventati, disorganizzati con mitragliatrici e cannoni, tritando le carni dei ritardatari con i possenti cingoli, lasciando dietro di sé una striscia di corpi atrocemente smembrati sul terreno intriso di sangue tiepido. "Hellburst To Fight" è, con la sua pesantezza e conseguenza sonora, l'esempio ideale per illustrare la crudezza del suono. Scale thrash prive di raffinatezza si mescolano alle sonorità nere più acide, a pozioni mortali, provocando un'esplosione al vetriolo che intacca le corazze dei metallari più viziati, trasformandoli in veri pezzi di acciaio temprato, con i calli alle orecchie. La voce, come del resto tutto il suono, è diabolicamente distorta grazie a una produzione particolare che sembra salire dalle profondità degli Inferi. Una chicca in vero stile Ottanta non poteva mancare e godrete, dunque, come pazzi ascoltando "Metal Or Die" che è un omaggio allo speed più grezzo di quel periodo e anche alla nostra venerata musica.

Certo, questo disco è assolutamente rozzo, marcio al punto giusto, malgrado alcuni punti noiosi, distante da qualunque piacere o sapore armonico ma, parliamoci chiaro, chi vuole "froceggiare" a melodie soavi? Questo è metal! Justin Bieber lasciamolo ai poppanti!

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