Voorhees - Chapter Two

VOORHEES – Chapter Two

Gruppo:Voorhees
Titolo:Chapter Two
Anno:2020
Provenienza:Francia
Etichetta:Great Dane Records
Contatti:Facebook  Youtube  Bandcamp
TRACKLIST

  1. The Lucky Ones Die First
  2. My Horror Event
  3. Evil To Come
  4. The Will To Kill
  5. I’m The Man Who Became God
  6. Voorhees II
  7. Reanimated
  8. Into Darkness
DURATA:39:14

Apro il digipak dei Voorhees inviato da Great Dane, già pregustando cosa ci avrei trovato dentro. Poi scopro quasi subito la prima — e unica — sorpresa: il mastering affidato nientemeno che a Dan Swanö nei suoi Unisound Studio. Basta far partire Chapter Two — seguito dell’EP Chapter One uscito nel 2017 — sul lettore per rendersene conto: non ci vuole un orecchio esperto per rimanere colpiti dalla qualità elevata del suono, un livello di definizione non certo comune a tutti i dischi di debutto che mi passano tra le mani. L’unico elemento che sembra rimetterci è la voce di Christophe Rémy, non adatta a una resa sonora così pulita.

Mi trovo a ribadire però quanto detto in apertura: da Chapter Two non ci si possono attendere altre sorprese. Sappiamo tutti che musica può suonare una band che fa riferimento a Jason Voorhees, l’assassino con la maschera da hockey dei film di Venerdì 13, se poi consideriamo che è francese e che esce per Great Dane Records il mistero — se di mistero possiamo parlare — si assottiglia ancora di più. Death metal, né più né meno, con grossi riferimenti ai classici.

La band per l’appunto cita Death, Obituary e Asphyx tra le proprie influenze sulla sua pagina Facebook. Difficile dubitarne, ma all’interno del lavoro dei Voorhees è possibile identificare un numero non ignorabile di riff motosega tipicamente svedesi (“Evil To Come”), momenti più moderni (“I’m The Man Who Became God”) e brani melodici (“The Will To Kill”). In realtà tutto ciò è integrato molto bene nel disco, che scorre con naturalezza nelle nostre orecchie, anche complice una scrittura abbastanza matura. L’abilità dei musicisti è indiscutibile e il tutto suona compatto e organico. In pratica la sensazione è che i Voorhees siano a proprio agio con queste sonorità, anche troppo mi verrebbe da dire. Troppo nel senso che la band, con il procedere della scaletta, si adagia sugli allori: la formula, che non porta certo un marchio di fabbrica personale, viene applicata con poche variazioni dall’inizio alla fine. Si punta sui tempi medi per evocare atmosfere horror, c’è molto riffing e non mancano i passaggi più tecnici. A mio parere però Chapter Two avrebbe beneficiato di qualche spunto nuovo, di qualche sorpresa, all’interno dei brani finali, che purtroppo mostrano la corda di uno stile tutto sommato derivativo, con l’aggiunta di essere meno ispirato nel finale. La conclusiva “Into Darkness” in particolare è un gradino sotto in quanto a idee in confronto al resto.

Ora, Chapter Two è un album valido, ma non ha certo né la pretesa né i mezzi espressivi per cambiarvi la vita. La dedizione al genere c’è e anche i mezzi per suonarlo, forse manca qualche idea in più giusto per salvare i brani riempitivi piazzati sul finale. Nel complesso rimane un lavoro per appassionati.

Facebook Comments