VORTECH – Devoid Of Life

Informazioni
Gruppo: Vortech
Titolo: Devoid Of Life
Anno: 2012
Provenienza: Finlandia
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: facebook.com/vortechmetal
Autore: Mourning

Tracklist
1. The Black Rite
2. Neurovirus
3. Shattered Cities
4. Demon In the Circuitry
5. Frozen Machine
6. Lost
7. Unveiling The Future
8. The Apocalypse
9. Grains Of Reality

DURATA: 38:01

I Vortech sono una band finlandese nata all’inizio del terzo millennio prima con il nome Aftershock, poi cambiato in Sound Ogre prima della denominazione attuale assunta nel 2005; all’epoca la formazione era composta unicamente dal creatore Juha Untinen, era quindi un progetto solista nel quale erano intervenuti un paio di musicisti di supporto ra cui il chitarrista dei Fall Of The Idols, Romi Moilanen, in veste però di batterista.
Ora i Vortech sono un trio, oltre a Juha vi sono infatti Ville Miinala (ex Dream Of Unreality) alla batteria e Miko Nikula (ex Blodsoffer e Coldway) alla voce, questi musicisti han dato vita al quinto album “Devoid Of Life”.
La proposta dei finnici è imbastardita, costantemente contaminata, di base abbiamo un death metal che non rinnega la spinta e la pressione con veloci scorribande sul rullante e inserti in doppia cassa, la prestanza di tali soluzioni viene però contrastata da un atteggiamento melodico spiccato e dall’uso dell’elettronica sia come orpello ornamentale sia in qualità di vero e proprio tramite per l’innalzamento di sezioni ambient e sci-fi.
Non sono solo quelle le componenti che sono state inglobate nei nove brani in scaletta, si possono riscontrare reminiscenze thrash, fraseggi di rimando heavy e quel tocco black che parrebbe ormai divenuto immancabile nelle uscite da catalogare come estreme.

L’impasto regge bene e l’alone progressivo che di tanto in tanto s’infiltra nelle scanalature svolge il suo dovere, brani come l’opener “The Black Rite”, “Shattered Cities”, “Demon In The Circuitry”, “Unveiling The Future” e “The Apocalypse” — con queste ultime due decisamente votate a dar libero sfogo alla sezione atmosferica, favorita anche dal punto di vista ritmico data la diminuzione del numero di giri del motore che espande il sound — attestano le buone doti e l’equilibrio sostanzialmente mantenuto fra le sonorità classiche e quelle sperimentali elettroniche.
Il disco invero racchiude qualche frangente meno indovinato, nulla che però intacchi realmente la più che discreta prestazione insita in “Devoid Of Life”.

A chi consigliare l’ascolto dei Vortech? Gli old schooler troveranno parecchio materiale indigesto, l’orecchiabilità delle melodie e gli innesti che indirizzano le canzoni sull’industrial sicuramente saranno loro poco graditi.
È quindi più logico rivolgersi a coloro i quali hanno già in passato riscontrato interesse per formazioni che fossero particolari di nascita, penso ai The Amenta o in parte all’evoluzione degli Hypocrisy più che a roba esageratamente “frustrante” come i The Berzeker, e non forzatamente connessa al mondo death, infatti fra gli artisti che la band ritiene influenti per il proprio modo di suonare vengono citati anche i Front Line Assembly, quindi chissà magari qualche appassionato di quel filone electro-industrial potrebbe non dico innamorarsi del disco, ma quantomeno provare ad ascoltarlo.
L’unica cosa da fare è inserirlo nel lettore e poi… poi si vedrà.

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