VOWELS – Loss.Vows.Love

 
Gruppo: Vowels
Titolo: Loss.Vows.Love
Anno: 2010
Provenienza: Italia
Etichetta: Ewig Records
Contatti:

Facebook

 
TRACKLIST

  1. It Blossoms
  2. Sun
  3. Arrival
DURATA: 21:41
 

Vengono da Vicenza, dal profondo nord-est. Parlano black metal sì, ma non come se lo aspettano tutti. Questo "Loss.Vows.Love", secondo lavoro dopo uno split con i tedeschi Wulfgar ("Drawn In White") ha come base il black metal, ma nella sua attitudine più retrò, più punk. C'è da dire che questa resta comunque la base: ci sono molteplici altre influenze nei loro lavori, tutte filtrate in un'ottica poliedrica ma coerente.

L'EP si apre con il pezzo maggiormente metal, "It Blossoms": un'ottima voce scream — a tratti teatrale nei suoi sospiri precisi, nei momenti giusti — accompagna un basso pulsante e dalle linee energiche e le chitarre corpose, dal suono tondo e secco allo stesso tempo, non troppo distorte. Il pezzo alterna momenti metal con un riffing molto particolare, articolato e personale, dalle tonalità altalenanti a momenti quasi ambient, post-rock. La batteria ha anch'essa un bel suono preciso ma non standard, non di plastica. Le ritmiche sono complesse, a volte imprevedibili, non banali. Un brano che si snoda in diversi momenti e cambi di atmosfera, come un po' tutta la produzione dei Vowels. Il tutto senza alcun senso di spezzettatura, ma con un vero e proprio senso di progressione, fatto anche di feedback e di distorsioni a vuoto.

Il secondo brano, il più breve del lotto, "Sun", presenta una ritmica marcatissima ed efficace, che lo rende molto orecchiabile. Anche qui parlare di generi a cui rifarsi è difficile: c'è del post-rock, del metal, del noise, del punk (a me vengono in mente certi Shellac, "Didn't We Deserve To Look At You As You Really Are"). Una splendida apertura d'arpeggio quasi nel finale dà una boccata d'aria e prepara alla conclusione esplosiva.

Nel terzo e ultimo brano si percepisce una cosa che è presente in tutto il disco e che rende questo lavoro davvero maturo: l'idea di progressione. Di un futuro lavoro che si allacci direttamente a questo. O meglio, che questo lavoro si getti ben oltre il suo corpo, esca fuori da se stesso. Si comincia con un ottimo arpeggio, ritmiche e un riffato in stile "Agalloch", con dissonanze, semitoni spostati, blue notes, post-rock. Il pezzo va a diminuire le parti metal, tutto questo lavoro è il passaggio da una prima fase a un'altra. Sempre meno metal, sempre più maturità e consapevolezza. Il basso fa godere per il suo pulsare umorale. Il brano si trasforma in un sottile pezzo ambient, fatto di field recordings (acqua) e distorsioni, per poi introdurre accenni di chitarra shoegaze e concludersi (o meglio andare oltre, non-finire) con dell'ambient sottile e intenso.

È forte l'impressione che questa opera sia molto di più di quello che è, che sia anche ciò che sta per arrivare. È un'opera di passaggio. È musica fuori di sé.

Facebook Comments