VOZ DE NENHUM – Sublimation

Gruppo:Voz De Nenhum
Titolo:Sublimation
Anno:2019
Provenienza:Cipro / Regno Unito
Etichetta:Aesthetic Death
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TRACKLIST

  1. Ia’Iaxa
  2. Hornbearer
  3. Nails
  4. Chains
  5. They
  6. Voidsworn
DURATA:40:22

Progetto abbastanza enigmatico, ma con alcuni membri già noti nella scena black metal sperimentale: i Voz De Nenhum (voce di nessuno in portoghese) debuttano per Aesthetic Death con quaranta minuti di musica nera e (quasi) imperscrutabile.

Sublimation è un album che non si lascia interpretare facilmente: l’assenza di un libretto contenente testi o spiegazioni, i titoli criptici e il comparto grafico nebuloso, in cui gli unici colori presenti sono il bianco e il nero, non fanno trasparire molte informazioni; le uniche indicazioni che possiamo trovare all’interno del digipak sono un simbolo del caos leggermente modificato accompagnato da una citazione del poeta parnassiano Leconte De Lisle. Questa tendenza al mistero non sorprende più di tanto, considerando che nel quintetto figurano personaggi provenienti da realtà quali Nightbringer e Tome Of The Unreplenished.

È altrettanto vero, tuttavia, che sulla pagina Instagram della band sono presenti diverse citazioni e riferimenti all’occultismo e alla filosofia che possono dare un’idea delle tematiche trattate; la suddivisione del disco in due sezioni denominate “Above” e “Below”, ad esempio, è probabilmente legata a un aforisma tratto dalla tavola di smeraldo in cui viene indicato che il piano astrale è strettamente collegato a quello materiale. Questo interesse verso l’esoterismo si riflette anche nella musica: l’ossessività con cui vengono riproposte più volte certe soluzioni, il modo in cui “Ia’Iaxa” diventa una sorta di mantra infernale e l’uso di percussioni donano in più occasioni un’atmosfera da cerimonia nera.

Il black metal dei Voz De Nenhum non è mai statico, mostra anzi la capacità di sfruttare le diverse potenzialità dei musicisti per dare ai brani una propria personalità. La band sperimenta tanto con la materia prima, quanto con elementi estranei: nel primo caso, troviamo ritmiche marziali-ritualistiche, tempi non convenzionali e i classici blast beat furiosi di M. Menthor (alias Manuel Rodrigues, batterista degli Enthroned, tra gli altri) che si alternano allo stesso modo in cui i tre cantanti — quattro, se consideriamo i lamenti disperati di “Voidsworn” — offrono la propria voce diabolica ad alcuni brani; A. Dictator, unica presenza costante nel corso del disco, si diletta pure in un cantato pulito cadaverico in “They” e in “Nails”, le cui influenze neofolk risultano evidenti grazie alla chitarra acustica.

Per quanto riguarda le influenze extra-metal, uno dei protagonisti è il rumorismo di fondo che ammorba diverse fasi dell’album, diventando particolarmente importante in quelle più quiete; inoltre, i campionamenti di catene in “Chains” e l’uso di uno slider, di un arco di violino e di pedali creati appositamente per la chitarra evidenziano la volontà di sperimentare del progetto. A dare man forte, il tastierista V. Hate sfrutta una moltitudine di sintetizzatori analogici, attingendo da un campionario di Moog, Roland e Korg, i cui suoni vintage e sintetici arricchiscono la musica in maniera spesso subdola, eppure chiaramente percepibile; infine, un altro elemento degno di menzione è il thunderdrum, strumento che — come dice il nome — può ricordare il rombo di un tuono.

Sublimation è un esperimento decisamente riuscito: nonostante la sua natura così misteriosa e fuori dagli schemi, è sorprendentemente facile riuscire ad apprezzare l’intero album, grazie alle peculiarità che caratterizzano ogni singolo brano; un buon debutto, ben curato in ogni aspetto.

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