VULTURE – Oblivious To Ruin

 
Gruppo: Vulture
Titolo:  Oblivious To Ruin
Anno: 2012
Provenienza:  U.S.A.
Etichetta: The Innervenus Music Collective
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TRACKLIST

  1. This Beautiful Infection
  2. Oblivious To Ruin
  3. Dead Sea
  4. Long I Crawl
  5. Coming Storm
  6. Bedridden
  7. Apathetic Life
DURATA: 40:31
 

Lo sludge sta sempre più diventando un terreno che o si ama o si odia. È palese che, a eccezione delle creature maggiormente sperimentali del tipo Baroness, vi sia una quantità infinita di formazioni che si muove all'interno di un range canonico divenuto sempre più difficile da valutare proprio per la sua uniformità. Già, quest'enorme marea di realtà per sostanza e qualità non dissimile da quella dell'altro immenso bacino, quello stoner/doom per intenderci, presenta spesso all'orecchio proposte ancorate alle coordinate sonore più classiche del genere, affondando in quella melma fangosa che tanto abbiamo imparato ad adorare nel corso degli anni e che per nostra fortuna, a parte qualche scivolone pazzesco, non ha quasi mai prodotto album al di sotto delle peggiori aspettative. Perché questa premessa? Perché ascoltando il debutto dei Vulture, quintetto proveniente da Pittsburgh in Pennsylvania che miscela sapientemente sludge e stoner/doom, qualcuno potrebbe alzare le braccia dicendo: ok, solita roba.

Se da un lato "Oblivious To Ruin" è la solita roba, dall'altro ci offre quaranta minuti composti, eseguiti e prodotti come cazzo si comanda. È quell'addentrarsi in un suono paludoso che ti sporca e fa percepire tutto il suo peso senza usare il minimo sotterfugio, si pianta nell'orecchio con riff mattone. È rozzo e acido il lavoro svolto dalle sei corde di Garrett Twardesky e Gene Fikhman, a dir poco grandioso in "Dead Sea" e "Long I Crawl", così com'è arcigno e vario l'asse dinamico-ritmico costituito da Kelly Gabany dietro le pelli e dal basso pulsante di Justin Bach che aggiunge frizione al carico, scegliete pure voi quale brano ne tragga più vantaggio, personalmente punterei su "Coming Storm" quale papabile vincitore.

Sempre il solito detrattore potrebbe uscirsene con: "vabbè dai in fin dei conti Crowbar, High On Fire, EyeHateGod, Grief ormai chi è che non li conosce? Son troppi quelli che suonano in questa maniera". Ok, osservazione non al di fuori del mondo, ma chi se ne frega? Vogliamo tenere conto del fatto che "Oblivious To Ruin" è una mazzata che per quaranta minuti ti tiene incollato all'ascolto? Direi di sì. Vogliamo che un cantante sludge ci trasmetta la sofferenza, l'astio, la rabbia e con rancore ci catapulti all'interno di quelle scene in slow-motion, ogni tanto lievemente accarezzate dall'intagliare thrashy, che caratterizzano quel panorama? Justin Erb ci riesce benissimo e quando urla lo fa sfogandosi con carattere, è questo che vogliamo.

In definitiva, non ci girerò ancora intorno, amate lo sludge? Le seghe mentali non fanno parte del vostro modo di accostarvi alla musica perché quello che conta è… la musica? I Vulture con "Oblivious To Ruin" gireranno e gireranno nel vostro stereo alimentando uno scatenato headbanging e uniti alla calura del periodo vedrete che arsura vi troverete a combattere, il fango non si beve e sono cavoli amari. I restanti potranno continuare a pettinare le bambole nell'attesa che qualcuno inventi una nuova forma di musica, magari sarà la volta buona che si riesca a tirarli fuori dalla gabbia delle loro scontate obiezioni, del resto una volta non colto l'attimo lo si è perso per sempre e non rimane che criticare qualsiasi cosa non si sia capaci d'accettare.

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