VVORSE – Ajatus Vapaudesta

Gruppo:VVORSE
Titolo:Ajatus Vapaudesta
Anno:2018
Provenienza:Finlandia
Etichetta:Inverse Records
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TRACKLIST

  1. Takaisin Pimeyteen
  2. Aivan Tarpeeksi Kauan
  3. Tuhkapatsaat
  4. Vika On Tässä Paikassa
  5. Orjat
DURATA:22:26

Era febbraio del 2017, mi trovavo a Lappeenranta e al Lucky Monkeys c’era una serata con i Demonic Death Judge — gruppo caro a più di qualcuno qui in redazione — come attrazione principale. Fu in quell’occasione che feci la conoscenza dei VVORSE di Jyväskylä, che aprivano la serata, e quella fu anche l’ultima volta che li vidi.

Il potere della musica, unito a quello di internet, ha però fatto sì che Ajatus Vapaudesta (Pensiero di libertà) arrivasse fino ad Aristocrazia e quindi è con piacere che vi presento queste cinque tracce belle pregne di crust, hardcore e anche un pizzico di punk.

L’EP, inizialmente autoprodotto e poi pubblicato sotto Inverse Records nel 2018, è il successore di VVORSE (2014) e Näkyjä Helvetistä (2016) ed è una bella mina. Del resto, il ricordo più vivido che ho dell’esibizione dei finnici è di un pubblico ancora poco numeroso, quattro musicisti scatenatissimi — completamente rapiti da ciò che stavano suonando — e di brani di qualità e meritevoli di essere approfonditi. Ajatus Vapaudesta è un concentrato di odio, rabbia, urla e altre cose splendide, a partire dall’oscuro e ben strutturato brano d’apertura “Takaisin Pimeyteen” (Ritorno al buio), il cui ritmo iniziale si sviluppa in un crescendo costante.

La successiva “Aivan Tarpeeksi Kauan” (Anche troppo a lungo, discostandoci un po’ dalla traduzione letterale) parte invece subito in quarta, regalandoci però un breve e melodico intermezzo centrale; un concentrato di disperazione in piena regola, direi. In “Tuhkapatsaat” (Statue di cenere) sento fortissimi richiami ai vicini di casa Martyrdöd, un concentrato di crust puro e semplice. I ritmi incalzanti di “Vika On Tässä Paikassa” (Il difetto è in questo luogo) ci accompagnano verso la conclusiva, violentissima e in qualche modo perfino più intensa delle altre “Orjat” (Schiavi), in cui si odono echi di Napalm Death.

Ajatus Vapaudesta finisce all’improvviso, lasciandosi dietro di sé una scia di caos, buio e grida. Appena venti minuti di EP ma capaci di solcare e martellare la mente in modo assai efficace. Se vi verrà voglia di riascoltarvelo subito dopo, tranquilli, siete sani di mente (o almeno, è probabile), è solo che il disco è un’anfibiata allo sterno.

Direi che solo cinque brani non bastano, direi che kyllä haluamme lisää, vogliamo di più. Spero di rivedere presto i VVORSE in sede live, stavolta in presenza di un pubblico che sappia accoglierli come si deve e reagire adeguatamente al buco nero sprigionato da questo giovane quartetto finlandese.

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