W.E.B. – Tartarus

W.E.B. – Tartarus

 
Gruppo: W.E.B.
Titolo: Tartarus
Anno: 2017
Provenienza: Grecia
Etichetta: Apathia Records
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TRACKLIST

  1. Where Everything Begun
  2. Tartarus
  3. Ave Solaris
  4. Dragona
  5. I, The Bornless
  6. Morphine For Saints
  7. Cosmos In Flames
  8. Thanatos Pt. I – Golgotha
  9. Thanatos Pt. II – Epitaph
  10. Thanatos Pt. III – Mnemosynon
DURATA: 52:41
 

Ho sempre pensato che i greci avessero una marcia in più, soprattutto per quanto riguarda un determinato filone di musica estrema: se sia a causa della mescolanza delle innumerevoli sensibilità artistiche e culturali che nei secoli hanno attraversato il Paese, o se sia per un motivo ancora più ancestrale, io non saprei dirlo. Ciò che è certo è che il più delle volte i prodotti musicali ellenici incontrano il mio gusto e il mio favore, e i W.E.B. (acronimo di Where Everything Begun) non fanno eccezione, sebbene non avessi mai avuto il piacere di conoscerli prima di ricevere la copia di "Tartarus". Con mia sorpresa scopro che questo è ben il quarto lavoro sulla lunga distanza partorito dal gruppo ateniese in circa quindici anni di carriera.

Fin dal primo ascolto è semplicissimo lasciarsi catturare dall'epica magniloquenza delle orchestrazioni dell'introduttiva "Where Everything Begun" (che potrebbe tranquillamente trovare un posto nella scaletta di un disco tipo "Muse In Arms"), così come sarà immediato percepire le influenze dei musicisti ascoltando episodi come "Tartarus", "Dragona" o "Cosmos In Flames". I W.E.B. sono il risultato di un amalgama di influssi che rimandano — sia a livello concettuale che atmosferico — ai Rotting Christ di "Theogonia", andando anche a pescare da un retaggio melodico dal sapore gotico che mi ha ricordato certi Moonspell e tirando in ballo nei frangenti più muscolari anche alcuni soluzioni frequentemente utilizzate in casa Behemoth una decina di anni fa circa. Al netto di tutto ciò, il paragone più ovvio rimane comunque quello con i conterranei Septicflesh, oltretutto presenti anche fisicamente nel disco, dal momento che gli arrangiamenti orchestrali sono opera proprio di Christos Antoniou, mentre l'inconfondibile timbro nasale di Sotiris Vayenas fa una comparsa in "Thanatos Pt. I – Golgotha".

Il grande ascendente creativo indirettamente esercitato dal gruppo dei fratelli Antoniou è nettamente distinguibile tanto nella giustamente pomposa ricercatezza della parte sinfonica quanto nell'effettiva costruzione dei pezzi, i quali sono evidentemente volti verso l'esplorazione delle varie sfaccettature di un metodo compositivo che sappia bilanciare efficacemente l'aggressività del lato più estremo con l'evocativa fierezza delle parti orchestrali. E i Nostri riescono nell'intento, perché "I, The Bornless", "Morphine For Saints" e il trittico finale "Thanatos" sono momenti in cui è evidente la maestria che permette la creazione di quell'equilibrato miscuglio nel quale un forte senso di apocalittica teatralità si unisce con un'oscura e granitica ferocia, generando un'opera davvero di spessore.

Ovviamente percorrere simili sentieri musicali e uscire del tutto dall'ombra di un gruppo come i Septicflesh è un'impresa (forse) quasi impossibile, tuttavia i W.E.B. ci sanno proprio fare e risultano davvero ottimi. Il livello qualitativo di questo disco è innegabilmente alto, e se vi piace tale tipologia di espressività sono certo che sarete ben contenti di venire in contatto con "Tartarus": provare per credere.

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