Wacht - Indigen

WACHT – Indigen

Gruppo:Wacht
Titolo:Indigen
Anno:2013
Provenienza:Svizzera
Etichetta:Bergstolz
Contatti:Sito web Bandcamp
TRACKLIST

  1. Il Capricorn Solitari
  2. Intellect Inflamà
  3. Nos Privilegi
  4. Engiadina Sur Tuot!
  5. Indigen
  6. Grischun Abandunà
  7. Sbrais Sanza Sun
  8. Güstizia, Per La Vardà
  9. Fundà Sün Fö
  10. Black Metal Über Alles
  11. Epilog Engiadina
DURATA:54:07

Quante volte vi ho già presentato lavori dei grigionesi Wacht? Neppure lo so. Dal 2006 a oggi ne è caduta di neve sui pizzi delle Alpi Retiche e tante sono le registrazioni uscite sotto l’egida del gruppo diretto dall’onnipresente Steynsberg. Sovente vi ho parlato di una certa costanza compositiva e d’esecuzione da disco a disco. Ora che cosa è cambiato con Indigen?

Tanto per cominciare ho dovuto aprire il PDF del libretto per essere sicuro che si trattasse davvero di quei Wacht… I titoli e i testi sono ancora prevalentemente in reto romancio e i temi trattati sono quelli offerti dall’amata patria di Steynsberg, i Grigioni. L’intro, con il suo tocco alpino, mi lascia un poco perplesso; non è la musica in sé che provoca questa sensazione, ma l’evoluzione che vi ha avuto luogo. L’altro ieri mi lamentavo di sentire troppe trame burzumiane, mentre oggi le fasi ritmiche coprono la discografia basilare dei Bathory, ricombinandola sì con il black scandinavo classico, sfiorando però tocchi rock (qui potrei diventare becero e dire addirittura post-) per addentrarsi in frangenti più atmosferici o melodici che ricordano un poco il progetto Hatesworn, proveniente dalla stessa forgia romancia. Le prove che sostengono queste mie affermazioni le troverete comodamente ascoltando “Intellect Inflamà” e “Indigen”, questi sono alcuni dei pezzi più vari presentati su questo disco, oppure la melanconica “Sbrais Sanza Sun” che dopo un inizio black tipico si trasforma progressivamente in una colata di resina. Notevole nel citato progresso compositivo è l’effetto provocato dal gioco fra due chitarre che seguono a volte frasi differenti e una batteria che sapientemente offre una solida base ritmica. Quasi me ne dimenticavo: ho criticato sovente la voce di Steynsberg, in questo lavoro però mi sembra che ci sia meno monotonia nel timbro e la combinazione con alcuni passaggi puliti, o addirittura femminili, sia ben riuscita, mescolandosi senza attriti nella trama d’insieme.

Perché sprecare tante parole? Secondo me i Wacht forniscono con “Indigen” il loro disco più riuscito finora. È pieno di varietà, fantasia e, malgrado non rappresenti l’invenzione dell’acqua calda, offre a te, ascoltatore esigente, oltre cinquanta minuti di musica pieni di passione e privi di noia. Attenzione: non è digeribile per i puristi! Potenziale? C’è: il futuro ci rivelerà se sarà sfruttato.

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