Walg - II | Aristocrazia Webzine

WALG – II

Gruppo: Walg
Titolo: II
Anno: 2022
Provenienza: Paesi Bassi
Etichetta: Autoprodotto
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TRACKLIST

  1. Einde
  2. Misgeboorte
  3. Devolutie
  4. Help Ons Niet
  5. Verlossing
  6. Zondvloed
  7. Ik Haat
  8. Wie Niet Weg Is
  9. Kekkerlakken
  10. Terug Naar De Aarde
  11. Begin
DURATA: 44:06

Lo sconforto e l’intenso disappunto verso l’umanità possono essere affrontati in diversi modi, anche se spesso la scelta più semplice sembra essere quella di distaccarsi da tutto e tutti, ripiegando su se stessi. Immagino non sia altrettanto facile raccogliere questo veleno nero e trasformarlo in qualcosa di potente, ma non completamente distruttivo; nonostante ciò, gli olandesi Walg riescono bene in questa operazione complessa, come dimostra il loro secondo album, intitolato semplicemente II.

La spina dorsale dei Walg è costituita da Yorick Keijzer e Robert Koning, che hanno deciso di unire le proprie forze in piena pandemia per dare vita al progetto che, appunto, sfoga tutto lo sdegno dei suoi membri nei confronti del genere umano e della sua scempiaggine. Il linguaggio è quello che, già di per sé, si presta particolarmente bene a trattare questi argomenti, cioè il black metal. Un album monotematico e mono-generico, dunque? Niente affatto: i Walg sono abilissimi a raccogliere svariate influenze che derivano dai diversi sottogeneri del black e a plasmarle a proprio piacimento, inserendole all’interno dei vari brani e creando così un movimento continuo, che non fa mai adagiare l’ascoltatore sugli allori.

Ascoltando II, il paragone più ricorrente è forse quello con i Dimmu Borgir: diverse sono le parti che richiamano soprattutto i lavori più recenti dei giganti norvegesi, come ad esempio “Terug Naar De Aarde”, che mi ha ricordato parecchio “Born Treacherous”, oppure “Misgeboorte”, il cui andamento marziale mi ha fatto pensare a Death Cult Armageddon. Non solo: all’interno di II fanno bella mostra anche degli intermezzi acustici folk, che spesso vengono accostati a momenti feroci che sembrano guardare nella direzione del war metal (“Zondvloed”). A questi abbinamenti non certo convenzionali, i Walg hanno pensato di aggiungere anche alcune scale mediorientali che strizzano l’occhio ai Melechesh e parti corali apocalittiche che allargano il sentimento di sdegno espresso da II all’umanità intera, tanto che la già citata “Misgeboorte” mi ha fatto venire in mente a più riprese gli Anaal Nathrakh.

In sintesi, definirei II un album onnicomprensivo, perché riesce a incanalare varie forme espressive del panorama black in un insieme coerente, dove tutto è collocato al posto giusto e non ci sono elementi che stonano o infastidiscono. Inoltre, i Walg sono in grado di compiere con successo un’impresa non semplicissima: quella di mostrare la propria identità senza soccombere sotto il peso di influenze illustri.