WALKING CORPSE SYNDROME – Alive In Desolation

WALKING CORPSE SYNDROME – Alive In Desolation

Informazioni
Gruppo: Walking Corpse Syndrome
Titolo: Alive In Desolation
Anno: 2013
Provenienza: U.S.A.
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: facebook.com/walking.corpse.syndrome
Autore: Mourning

Tracklist
1. Minion
2. The Individualist
3. Walking Sacrifice
4. Pushing The Grey
5. Choke
6. Forsaken
7. Captive
8. Inhumanity

DURATA: 32:06

I Walking Corpse Syndrome sono una di quelle formazioni per cui vale ancora l’aggettivo “alternativo”, poiché il sound del sestetto proveniente dal Montana ha acquisito una identità tale da evitare dispersioni o passaggi a vuoto nei brani, pur continuando a battere diversi territori sonori. Nel 2010 vi avevo presentato il loro secondo album “Narcissist”, il 2013 invece porta il terzo lavoro intitolato “Alive In Desolation” che, oltre a un paio di novità a livello compositivo, ne fa segnalare alcune nella formazione, dato che mancano all’appello sia il cantante Michael Phlegm sia la tastierista Meredeath LaChryma.

Il cambio dietro al microfono non fa registrare nessun tipo di carenza o problema, Leif Winterrowd se la cava decisamente bene nell’alternare growl e fasi in scream. Le atmosfere gotiche e decadenti sono state decisamente messe di lato, la band difatti preferisce puntare su situazioni orrifiche e malsane (riscontrabili in “Pushing The Grey” e “Captive”), divenendo più aggressiva sino a sfiorare — o addirittura toccare — la spigolosità del death; si vedano la canzone d’apertura “Minion”, particolarmente cattiva, la più equilibrata “Walking Sacrifice” e “Choke”. Esistono comunque punti di contatto col passato, ma solo in sparuti casi, tramite le intrusioni del violino a cura del “professore” William Sludge in “Forsaken” e nella conclusiva “Inhumanity”.

“Alive In Desolation” è un bel dischetto, si lascia ascoltare piacevolmente e si raggiunge la fine, con i Walking Corpse Syndrome che ripetono in coro in maniera ossessiva “False idol! False icon! False idol!”, in un batter d’occhio, grazie a una durata contenuta che massimizza la fruibilità della prova, rendendola ancora più accessibile, ma tutt’altro che orecchiabile. Per questo album vale lo stesso discorso fatto per “Narcissist”: gli amanti del metal inquadrato in precisi schemi d’appartenenza difficilmente se ne interesseranno; i restanti al contrario si troveranno a confrontarsi con una formazione ormai pienamente matura e che ha confezionato una terza uscita di buonissimo spessore. Non sottovalutatela.

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