WANDERLUST – Monolithes Entre Ruines

WANDERLUST – Monolithes Entre Ruines

Informazioni
Gruppo: Wanderlust
Titolo: Monolithes Entre Ruines
Anno: 2012
Provenienza: Chicago, Illinois, USA
Etichetta: Swampkult Productions
Contatti: wanderlustplague.com
Autore: Bosj

Tracklist
1. Exclamavit
2. Our Fortress Would Gleam In Shadows
3. Shattered Valley Of Gold
4. White Stone Gods
5. Heralding A Sword
6. Breathing Pestilence
7. Smoke Upon Hallowed Ground
8. Remnants Of La Mirande

DURATA: 35:54

Abbiamo già avuto modo di parlare bene dell’operato di Élan O’Neal nel caso dei Maugrim; ora ci occupiamo invece di un altro dei suoi numerosi progetti, in cui il giovane dell’Illinois travalica i confini della propria vocazione primaria, la batteria, ed imbraccia tutti gli strumenti (ad eccezione del basso, lasciato ad un turnista), realizzando un album completo e godibilissimo.
Wanderlust, questo il nome scelto per il progetto solista, è un’idea nata qualche anno fa, durante un viaggio del Nostro nel vecchio continente, i cui “castelli in rovina, vecchie strade, culture raffinate, nuvole basse e fitte foreste” hanno in lui fatto breccia in profondità.
Dopo un ep e una demo, l’autunno del 2012 ha finalmente visto completi ed appagati gli sforzi di Élan con la pubblicazione di questo debutto, “Monolithes Entre Ruines”.
Black d’oltreoceano di stampo classico, fortissimamente influenzato dall’ultimo lustro di storia del genere, le cui derivazioni “cascadiche” sembrano non risparmiare proprio nessuno. Dopo la medievaleggiante intro a cappella e qualche percussione che strizza non uno, ma entrambi gli occhi a determinate parti di “Kveldssanger” (“Exclamavit”), si parte in quarta con un lavoro dalle tinte nostalgiche e medievaleggianti, la cui unica pecca è l’eccessiva e sostanziale derivazione da formazioni più blasonate.
Il disco si lascia apprezzare nella sua interezza, O’Neal è molto convincente come compositore, riuscendo ad amalgamare i diversi strumenti e la sua voce in modo del tutto naturale, lasciando intendere come nella stesura del materiale si sia trovato totalmente a suo agio, tuttavia un brano come “Shattered Valley Of Gold” è parente talmente stretto di quanto sentito in “Diadem Of Twelve Stars” (anzi, proprio di “Queen Of The Borrowed Light”) da far temere l’incesto.
Tolti alcuni marcati dejà-vu, però, ciò che rimane è una struttura solida, dinamizzata dalla spontaneità forte tipica della giovane età, nella cui produzione è stato trovato il giusto equilibrio tra “pulizia” e lo-fi, permettendo a tutte le diverse sfumature, dagli up-tempo in blast beat agli atmosferici riff del nord-ovest, di trovare il proprio spazio.
Come dire, ampi margini di miglioramento e una personalità musicale ancora in via di definizione, ma le frecce all’arco ci sono, la voglia e l’esuberanza anche, e i risultati di conferma e consacrazione, ci sentiamo di scommettere, non tarderanno ad arrivare.
Allo stato attuale, il black metal si fregia dell’ennesimo nome da tenere d’occhio, quello di Élan O’Neal, in arte Wanderlust.

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