Wardruna - Kvitravn

WARDRUNA – Kvitravn

Gruppo:Wardruna
Titolo:Kvitravn
Anno:2021
Provenienza:Norvegia
Etichetta:Sony Music / Columbia / Fimbulljóð Productions
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TRACKLIST

  1. Synkverv
  2. Kvitravn
  3. Skugge
  4. Grá
  5. Fylgjutal
  6. Munin
  7. Kvit Hjort
  8. Viseveiding
  9. Ni
  10. Vindavlarljod
  11. Andvevarljod
DURATA:01:05:44

L’evoluzione di Einar Selvik — conosciuto in tempi più remoti come Kvitrafn — è indubbiamente una delle più virtuose in ambito metal estremo. Passare dall’impressionare le vecchiette lungo le vie di Bergen nel lontano 2002 al vedersi commissionata un’opera per celebrare i duecento anni della costituzione norvegese è segno del percorso più unico che raro di un artista uscito da una delle scene musicali più controverse di sempre, che si è guadagnato uno status di rispettabilità e dignità che pochi riescono a raggiungere, sia all’interno del proprio ambito che al di fuori.

Percorso che, a partire dalla seconda metà degli anni ‘90 con band minori quali Mortify e Bak De Syv Fjell, porta Selvik alla notorietà per la sua (breve) militanza nei Gorgoroth, come batterista in Twilight Of The Idols – In Conspiracy With Satan e Black Mass Krakow 2004. Nello stesso periodo, però, prende vita il progetto intorno a cui ruoterà la sua vita: insieme a Lindy-Fay Hella e Gaahl (fino al 2015) i Wardruna iniziano a lavorare per dare alle stampe Runaljod, un’ambiziosa trilogia dedicata all’alfabeto Futhark antico, con ciascun disco interpretante un set di otto rune. Musica che trascende i generi e i confini nazionali e culturali, che presenta a Selvik opportunità di alto profilo: dai lavori commissionati e realizzati insieme a Ivar Bjørnson degli Enslaved (Skuggsjá e Huggsjá) alle esibizioni per festival trasversali come il Bergen International Festival presso la storica Håkonshallen, passando per l’intrattenimento su ampissima scala con le colonne sonore per Vikings e, recentissimamente, Assassin’s Creed Valhalla.

Terminata la trilogia con Ragnarok nel 2016 e con l’intermezzo Skald, una versione più minimalista dei Wardruna che vede Selvik praticamente solista nelle vesti di un antico cantore nordico, il ritorno a uno stile più magniloquente arriva circa un mese fa con Kvitravn, il corvo bianco parte integrante dell’identità di Selvik, posticipato a inizio 2021 causa pandemia; per ingannare l’attesa, l’ottimo singolo a sé stante “Lyfjaberg” uscito la scorsa estate.

Questo crescendo in termini di esposizione e di pubblico raggiunto ha portato i Wardruna sotto i riflettori dei giganti discografici, vale a dire Sony Music tramite la sua controllata e storica etichetta Columbia: l’essenzialità estemporanea di Skald viene meno e Kvitravn segna un ritorno alla solennità più corposa e rotonda che ha caratterizzato i primi tre lavori. Poco più di un’ora in cui il duo (con qualche ospite d’eccezione come il batterista degli Enslaved, Iver Sandøy, a prestare la sua ugola) riversa la propria anima in composizioni ancestrali, guidate dalla consueta commistione tra le voci e la moltitudine di strumenti tradizionali (fiati, strumenti a corda e percussioni) suonati da Selvik, che in passato si occupava anche della loro realizzazione.

C’è però una differenza sostanziale tra Runaljod e Kvitravn: se nel primo caso la cornice compositiva era legata alle rune, quindi a qualcosa di ben delineato, nel secondo l’ispirazione è attinta da un pozzo assai più ampio, ovvero la natura stessa. Come dichiarato da Einar, la genesi delle undici tracce qui presenti è da ricercarsi in un processo peculiare, quello del song hunting (“Viseveiding”, che è anche il titolo di una delle composizioni), la ricerca del canto emanato delle varie entità naturali, da ogni albero, organismo animale e non solo; cosa perfettamente in linea con il paganesimo animistico professato dall’artista. Ecco che quindi lo stile incentrato sulla musica tradizionale norrena diventa quasi una semplice impalcatura per qualcosa che, in realtà, è estremamente universale e parla nel profondo a popoli apparentemente lontani, sia dalla Scandinavia che tra loro stessi.

Durante l’ascolto di Kvitravn ci si perde facilmente, immersi in un flusso emotivo in cui i contorni tra i brani sono sfumati, ma ciascuno di essi conserva comunque una propria identità: a partire dall’iniziale e incalzante “Synkverv” a “Skugge”, con le sue percussioni imponenti supportate dal cantato cadenzato di Einar, fino alla solennità senza tempo della voce di Lindy-Fay Hella e agli intrecci melodici di cui si rende protagonista in episodi come “Grá” e il già citato “Viseveiding”. A mio parere, due le vette particolarmente elevate toccate dai Wardruna in questo disco, ovvero la meravigliosa title track e la conclusiva “Andvervaljod”, dedicata alle Norne: le protagoniste assolute di questa chiusura sono le quattro cantanti tradizionali, vere e proprie custodi di un’arte preziosa e simbolo vivente del passato che si riflette nel presente, un albero dalle solide radici dalla cui cima i Wardruna volgono lo sguardo al futuro da circa vent’anni a questa parte.

Si chiude così un disco particolarmente atteso per tanti motivi e che si staglia con prepotenza non soltanto in cima all’ancora breve classifica di questo 2021, ma anche alla discografia stessa di un musicista eccezionale, incapace di compiere un passo falso neanche a volerlo.

«Shadow, give me answers
The truth is known to you
I feel your haste when I try to find
In searching for you I find within

Answers you find within»

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