WARDRUNA – Runaljod – Gap Var Ginnunga

Gruppo:Wardruna
Titolo:Runaljod – Gap Var Ginnunga
Anno:2009
Provenienza:Norvegia
Etichetta:Indie Recordings
Contatti:Sito web  Facebook
TRACKLIST

  1. Ar Var Alda
  2. Hagal
  3. Bjarkan
  4. Loyndomsriss
  5. Heimta Thurs
  6. Thurs
  7. Jara
  8. Laukr
  9. Kauna
  10. Algir – Stien Klarnar
  11. Algir – Tognatale
  12. Dagr
DURATA:51:54

Runaljod – Gap Var Ginnunga è un viaggio iniziatico nei culti nordici, nella divinazione delle rune, fino a provare l’elevazione spirituale che da esse deriva. Il progetto, nato nel 2003 dalle menti di Kvitrafn (Gorgoroth, Jotunspor e Bak De Syv Fjell giusto per citarne alcuni) e Gaahl, è riuscito a concretizzarsi soltanto quest’anno, con l’uscita del primo capitolo di un’annunciata trilogia, dedicato al Ginnungagap, cioè all’abisso cosmico dominato dal caos che precede l’ordine dell’universo.

Dal punto di vista musicale (per quello concettuale, vi rimando alle dettagliate spiegazioni che trovate nel sito ufficiale), la musica dei Wardruna è un miscuglio particolarissimo di vari generi che vanno dal Folk all’Ambient, fino alla World Music. Filo conduttore di questi ingredienti è la forte componente ritualistica, “tribale” e corale che emerge in ogni capitolo di questo poliedrico lavoro. La struttura ritmica, affidata quasi totalmente ai tamburi, è dotata di un feeling altamente ipnotico e in vari casi incalzante, come nella breve ma incisiva “Kauna”, introdotta dal corno che crea linee melodiche stranianti e a tratti inquietanti, caratterizzata da movenze quasi spasmodiche, e in “Dagr”, dove sembra di partecipare a una danza rituale che lascia accedere progressivamente a uno stato di trance. La musica è curata nei minimi dettagli, attraverso l’uso di strumenti tradizionali (ormai quasi in disuso) e “non ortodossi” come pietre, alberi e suoni naturali (fuoco, vento). Le parti vocali di Gaahl, giocate su tonalità profonde, pronunciano antichi incantesimi: ogni parola è scandita come fosse un’invocazione, avvolta da segreti impenetrabili. A esse si aggiunge la voce eterea e fatata di Lindy Fay Hella, a rafforzare così l’elemento “comunitario” e sciamanico che emerge in tutta la sua forza in “Algir – Stien Klarnar”, brano carico di energia avvolto da un velo di ancestralità, al quale succede come metà opposta “Algir – Tognatale”, più cupo e meno spasmodico del precedente, nonostante presenti dinamiche ritmiche alquanto varie e sostenute. In altri frangenti invece, le influenze World Music lasciano il posto a una originale commistione tra sonorità tribali e un muro atmosferico al limite del Dark Ambient: è il caso di “Løyndomsriss”, perfetta colonna sonora di una iniziazione: umore oscuro ed evanescente, arricchito da cori liturgici e sussurri spettrali che scatenano visioni e viaggi astrali che di umano hanno ben poco.

Esprimere a parole questo lavoro, dominato quasi totalmente da un’aura crepuscolare ed ermetica, è un’impresa che fallisce in partenza: primo, perché esprime un genere in cui la soggettività personale di ognuno di noi è chiamata in causa in modo molto più marcato rispetto al metal in generale; secondo, perché le sonorità che compongono questo album sono talmente sfaccettate e cangianti, che possono essere descritte in sede di recensione in modo alquanto limitato, senza riuscire a rendere la varietà stilistica e le linee melodiche che rendono questo lavoro una vera e propria esperienza catartica, in grado di smuoverci interiormente e di suscitare un groviglio indistinto di sensazioni. Ultima nota, per entrare nella complessità tematico-concettuale e immedesimarsi nella musica nel “viaggio spirituale” dei Wardruna, sarebbe utile una conoscenza degli elementi primari della mitologia nordica (una visita al sito del progetto può essere già un primo passo), in modo da vivere e scoprire la potenzialità di ogni singolo passaggio di Runaljod – Gap Var Ginnunga.

Inizialmente ero scettica di fronte alla tanta attenzione riservata al gruppo, pensando che si trattasse della solita operazione commerciale incoraggiata dalla presenza di due membri molto conosciuti come Kvitrafn e Gaahl. Dopo numerosi e attenti ascolti mi sono dovuta ricredere, sia per l’ottima qualità musicale proposta sia per il progetto serio di rivalutazione e diffusione degli aspetti più reconditi e arcani della mitologia nordica, oggi fin troppo oggetto di una moda alquanto sterile e “fanciullesca” nella maggior parte dei casi.

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