WARTIME – Solar Messiah

WARTIME – Solar Messiah

 
Gruppo: Wartime
Titolo:  Solar Messiah
Anno: 2012
Provenienza:  Bulgaria
Etichetta: Autoprodotto
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TRACKLIST

  1. Dreams Of Pale
  2. The Deepest Fear
  3. Sanity
  4. For One Moment In Time
  5. Memories
  6. Inner Sight
  7. Endless Horizon
  8. God's Sun Hours
  9. Solar Messiah
  10. The Day Of No Return
  11. Palette Of Grey
DURATA: 49:18
 

I bulgari Wartime erano apparsi sul nostro sito nel 2011 con la recensione che il sottoscritto curò per la loro prima uscita intitolata "Against Destiny". Sul finire del 2012 la formazione — che nel frattempo ha perso Chewbacca alla seconda chitarra, sostituito da Nikola Hristov (in precedenza ospite) — ha modificato il tiro: pur continuando a suonare un thrash metal tecnico, melodico e ancora in parte eccessivamente legato alle proprie influenze, ha cambiato le fonti di ispirazione, passando da Coroner e Mekong Delta a un suono più moderno a cavallo fra Nevermore, Angel Dust e Communic, quindi ancora più power rispetto al passato; a ciò si aggiunge uno strato atmosferico malinconico talvolta esageratamente strabordante.

In verità, dopo che ebbi ascoltato il debutto, ero quasi certo che questi musicisti non avrebbero deluso le mie aspettative, non immaginavo però una sterzata così netta nello stile, tant'è che la componente melodica e la ricerca del ritornello che ti rimane in testa sono divenute molto importanti, lo noterete sia in "The Deepest Fear" che in "For One Moment In Time". Questo concentrarsi sul lato emotivo più che sull'impatto è palese anche nell'uso del violino (suonato da Panayot Solakov) che adorna lo strumentale "Sanity", oltre che nell'incipit acustico e nella prestazione particolarmente intensa dietro al microfono del chitarrista e cantante Stan "Stumpy" Stancheff in "Memories"; si tratta comunque soltanto di alcuni episodi riscontrabili una volta inserito il cd nel lettore.

La vera pecca che s'insinua internamente a questo lavoro è il pregio stesso che lo rende interessante, parlo proprio di quel tentativo continuo di tirare in ballo le emozioni: alle volte c'è una certa esagerazione, con i toni dolciastri che tendono a emanare un grigiore sin troppo pacato che pare ottenere l'effetto contrario di un appiattimento; per spezzarlo è necessario quindi sfoderare la voce in growl, al fine di rendere più aggressive un paio di circostanze, e inserire assoli, a dire il vero mai troppo ingombranti e sempre ben posizionati, alcuni dei quali vengono eseguiti dall'ultimo entrato Hristov (in "Dreams Of Pale" ed "Endless Horizon"); oppure per diluirlo vengono aggiunte le tastiere che forniscono al suono profondità e ricercatezza maggiori, ad esempio in "Solar Messiah", grazie a Zhivko Koeve.

Considerando i valori e i difetti della proposta, viene da chiedersi perché un disco ben prodotto, composto e suonato debba rimanere privo di un'etichetta, mentre gli ultimi arrivati appena usciti dalla sala prove e senza uno straccio d'idea personale entrino a far parte di roster blasonati come quello della Napalm Records o della Massacre Records: la risposta plausibile a tale dubbio purtroppo la conosciamo o la possiamo comunque immaginare un po' tutti. Inutile dilungarsi ulteriormente, dalla descrizione avrete inteso a chi possa risultare interessante "Solar Messiah": non esitate, date spazio ai Wartime.

 

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