WATAIN – Lawless Darkness

 
Gruppo: Watain
Titolo: Lawless Darkness
Anno: 2010
Provenienza: Svezia
Etichetta: Season Of Mist
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TRACKLIST

  1. Death's Cold Dark
  2. Malfeitor
  3. Reaping Death
  4. Four Thrones
  5. Wolves Curse
  6. Lawless Darkness
  7. Total Funeral
  8. Hymn To Qayin
  9. Kiss Of Death
  10. Waters Of Ain
DURATA: 01:13:28
 

Passano gli anni e mi faccio sempre più convinto che ci siano formazioni che vanno avanti più perché pompate dalla stampa che per il reale valore dei loro lavori. I Watain ne sono un esempio: gente che va in delirio e recensioni che parlano di lavori esaltanti. Quello che mi sono sempre chiesto è: sarà vero? Ho ascoltato davvero tante volte il così acclamato "Casus Luciferi", eppure di questa nera essenza di cui tanto si parla ho riscontrato poco o nulla, se non una costante derivazione — invece — dall'uomo che diede loro pubblicità e una spallata importante per divenire ciò che sono: Jon Nödtveidt.

Gli album della band cosiddetti del salto di qualità infatti attingono profondamente dai Dissection, e non parlo solo dal punto di vista strettamente musicale. Peccato che la qualità però non sfiori minimamente quella dei capolavori messi in piedi dall'artista ormai scomparso, con uno "Sworn To The Dark" di una piattezza quasi ridicola ma stranamente tenuto a galla dai giornali di settore. Sarà che il riffing d'innovativo non aveva davvero nulla, fatto sta che quei dischi non hanno proprio fatto l'effetto da gongolo per il nuovo miracolo black e non sono il solo a vederla così. Questa però non è una disputa su chi possegga o meno la verità assoluta, tant'è che per non smentirmi mai ho provato — come giusto che sia — ad ascoltare il nuovo partorito "Lawless Darkness", sperando in un cambio di rotta del mio pensiero. Tutto può accadere…

Iniziando dal fatto che un'ora e quindici di black metal a questo mondo non se la può permettere praticamente nessuno, a meno che non si voglia disintegrare i maroni a chi lo pone on air, quello che mi chiedo è: qual è stata la svolta? Ho letto di evoluzioni, riffato alternativo o altre stronzate definibili come fanboysmo puro e mi ritrovo fra le mani un album che attinge ancora di più dal passato, cambiando fonte, ma allargando il tiro? La cosa mi quadra sempre meno.

Di spunti davvero piacevoli ce ne sono e ammetterlo è quantomeno doveroso: ok, i pezzi che in parte convincono come "Malfeitor" o quelli con l'addittivo heavy-thrash marcato quali "Four Thrones" e "Total Funeral" sono pure divertenti se ascoltati al di fuori del contesto album, di seguito in scaletta però si rischia di passare dall'estate all'inverno senza rendersene conto e non per il gelo trasmesso. Quello che realmente mi preme capire è: cos'ha di particolare questa uscita? Ci sono i Celtic Frost, i Bathory, i soliti richiami ai Dissection, Venom, quindi scuola primordiale e non. E il nero? La cosiddetta personalità Watain dove sta? L'aura ritualistica di cui tanto si vociferava? La passione oscura che dovrebbe renderla l'ennesimo manifesto della formazione? Semplicemente finisce inghiottita da costruzioni pretenziose e diluite all'inverosimile e chi purtroppo non è capace di costruire pezzi di simili fattezze dovrebbe evitare di esporsi in tal modo.

Ridotta ai minimi termini la spinta violenta di cui almeno erano portatori sani, lo svolgimento di "Lawless Darkness" è una costante altalena, che per essere affrontata ha bisogno di una flebo di sali per recuperare dallo sforzo immane richiesto per arrivare in fondo, evitando di essere uccisi dalla noia. Cosa rimane? Tante belle speranze che verranno accolte a braccia aperte da chi osanna la band senza farsi troppi problemi e che magari con una ventina di minuti in meno avrebbe addirittura urlato al disco del secolo: chissà cosa sarebbe accaduto se ci avessero pensato invece di esagerare… D'altronde si sa che il troppo può comportare problemi esattamente come il mancante.

"Lawless Darkness" è curato a livello di produzione e rifinito, ma non sfonda quasi, mai risultando prolisso e scialbo. Se siete degli ammiratori sfegatati degli svedesi, allora non darete peso a una sola lettera di quanto ho scritto e comprerete il disco a scatola chiusa. Al contrario se già in passato il sentore che ci stessero marciando sopra balenava nella vostra testa, questa sarà l'ennesima riprova che non abbiamo a che fare con una superband, ma solo con una realtà come tante a cui sono stati donati allori immeritati.

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