WE ALL FALL – Paradise Paradox

WE ALL FALL – Paradise Paradox

 
Gruppo: We All Fall
Titolo: Paradise Paradox
Anno: 2011
Provenienza: Spagna
Etichetta: Autoprodotto
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TRACKLIST

  1. Paradise
  2. Captive Of Fear
  3. Murder, Slavery & Incestous Rape
  4. Dead Man Walking
  5. Fragile
  6. System Failure
  7. Blackened Tide
  8. Paradox
  9. Tourette's [cover Nirvana]
DURATA: 46:14
 

La Spagna — nazione a noi vicina e per molti versi similare — continua a sfornare band dalle buone potenzialità. Ne abbiamo recensite parecchie in questi quattro anni, fra le ultime anche i thrasher Aggression con il secondo lavoro "Viocracy". Sempre in ambito thrash ritorniamo a parlare della scena iberica, stavolta con l'esordio dei We All Fall intitolato "Paradise Paradox": è un album ben suonato e più che discretamente prodotto, arrivato dopo il rilascio di due demo (un primo eponimo datato 2006 e "A Tunnel To The Mind" del 2008), dotato delle caratteristiche che solitamente attraggono gli appassionati del genere. Non vi è infatti presenza di particolari fronzoli, vi è però una cura in ambito compositivo e di arrangiamento dei pezzi che permette loro di svolgere il proprio scapocciante compito in maniera apprezzabilissima.

È evidente che formazioni quali primi 'Tallica (e quali se no?) e Testament siano riferimenti non poi così velati nell'impostazione e nello sviluppo delle canzoni, così com'è tutt'altro che complicato notare il fatto che in più di una circostanza la voce del cantante Vìctor Prieto faccia esplodere l'Hetfield che c'è in lui: è un difetto? Se cantasse come quello sfigato di Matt Heafy probabilmente sì, in questo caso decisamente no. A dispetto di un nome che sembrerebbe tirare in ballo il metalcore, i We All Fall pestano e segnano il territorio con una natura thrash piena e possente: si dilettano con il groove in "Dead Man Walking", corrono dannatamente in "System Failure" e se la prendono con comodo sfoderando tutto il loro repertorio nella lunga "Blackened Tide", dimostrando poi in capitoli come "Murder, Slavery & Incestous Rape" di avere acquisito la capacità di miscelare con sapienza appeal melodico e ritmiche stranamente varie, si percepiscono infatti momenti al limite con l'impatto death metal e altri che sembrano invece pescare da un heavy quasi retrò sabbathiano, cosa stranamente intrigante.

La canzone conclusiva, "Tourette's", cover di un classico dei Nirvana di "In Utero", è l'ennesima conferma che il grunge non abbia distrutto il metal? C'è sempre stata questa tediosa quanto stupida polemica su come il mondo musicale che ruotava intorno alla scena di Seattle abbia rovinato il panorama thrash, soprattutto per chi ricorda album contestatissimi come "The Ritual" dei Testament (uno per non citarli tutti). Ebbene i We All Fall sembrano non avere problemi con quella dimensione e ne tirano fuori una versione particolare, metallizzata ed estremizzata, ma piacevole, l'ennesimo incrocio di due strade non poi così tanto lontane? Probabile, anche se il pensiero farà di sicuro storcere il naso a tanti.

I Madrileni sono pronti per confrontarsi anche con realtà di grosso calibro, reggendo bene l'impegno preso per tutta la durata del disco e questo in sede di prima prova è più che confortante. Seguendo infatti tali direttive, il futuro potrebbe divenire ancora più roseo. Intanto non rimane a noi ascoltatori che godere di "Paradise Paradox", alzando ancora una volta il volume del nostro stereo: thrash on!

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