WEAPONIZER – Weaponizer

WEAPONIZER – Weaponizer

 
Gruppo: Weaponizer
Titolo:  Weaponizer
Anno: 2012
Provenienza:   U.S.A.
Etichetta: Autoprodotto
Contatti:

Bandcamp

 
TRACKLIST

  1. Tactical Plague
  2. Warbastard
  3. Spitfire
  4. Human Sewer
  5. Black Wings Of Flame
  6. Threatener
  7. I, Weaponizer
  8. Pillars Of Disaster
  9. Sodomy & Lust [cover Sodom]
DURATA: 27:02
 

Io sono cresciuto principalmente con il Death, ma la base l'ho ricevuta dal buon vecchio Thrash. Quello cattivo e rozzo è sempre stato uno dei miei preferiti, non per nulla il mio primo disco di quel genere è stato "Endless Pain" dei Kreator. Il Black invece l'ho vissuto solo come una visione effimera e non me ne sono interessato coscientemente più di quel tanto allora. Oggi mi godo ogni gruppo che mescola i due stili in maniera da lasciar sfogare il pubblico e penso che gli statunitensi Weaponizer adempiano in maniera egregia all'arduo compito.

Il quartetto si dedica con gran fervore al metallo veloce e trascinante, producendo scale che basilarmente richiamano la scuola di Lemmy, Venom, Hellhammer e soprattutto Possessed. La ritmica imperiosa e tagliente sfonda anche i timpani più robusti, il lavoro di batteria è maledettamente pulito e preciso, la voce è un sogno per ogni fanatico di puro odio violento e meschino. Ho una visione: vedo la massa di carne composta di un pubblico privato della propria volontà che si spacca le ossa al suono di "Warbastard"; nasi rotti e fronti squarciate sono il risultato di un pozzo brutale davanti al palco in cui vale solo la regola del "tutti contro tutti". Non finisce qui però, perché ogni feticista che gode vedendo il proprio sangue versato sarà esaltato dalla singolar tenzone nell'arena di "Black Wings Of Flames", che l'obbligherà a combattere secondo la regola per cui "solo il più forte sopravvive". Siete abbastanza robusti per affrontare coraggiosamente questo disco?

Ne sono sicuro: tutti quelli che hanno apprezzato i Vomitor si sentiranno bene con questi americani, anche se lavorano in maniera più pulita dei colleghi australiani. Solo un punto m'infastidisce… nonostante il disco duri nemmeno una mezz'ora scarsa, contiene una cover (lo ammetto: ben riuscita) di quasi cinque minuti. Peccato.

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