I Weeping Sores, da New York con violini e death metal

WEEPING SORES – False Confession

Gruppo:Weeping Sores
Titolo:False Confession
Anno:2019
Provenienza:U.S.A.
Etichetta:I, Voidhanger Records
Contatti:Facebook  Bandcamp
TRACKLIST

  1. Scars Whispering Secret Tongues
  2. Song Of Embers
  3. Transfiguration Of Flesh Into Dream
  4. The Leech Called Shame
  5. Valediction Prayer
  6. Sinking Beneath The Waves
DURATA:56:13

La nostrana I, Voidhanger Records ci ha ormai abituati all’idea di porsi come scopritrice di talenti particolari, proposte fuori dal comune e dischi non sempre semplici da digerire. Andando a investigare sulle origini dei Weeping Sores, gruppo composto per due terzi da membri dei decisamente estrosi Pyrrhon, sarebbe stato possibile attendersi una conformità a tali canoni. Al contrario, invece, False Confession risulta essere un debutto con un tasso di weirdness sicuramente più limitato di quanto fosse lecito aspettarsi.

La proposta del trio statunitense (ufficialmente localizzato in quel di New York), infatti, può essere facilmente individuata all’interno di pezzi come “Scars Whispering Secret Tongues” e “Valediction Prayer”: un death metal cupo e truce, dinamico ma opprimente al punto giusto, arricchito da linee melodiche e riverberi che ben delineano una pregevole e consistente componente doom. Quest’ultima, agendo in sinergia con il growl gutturale di Doug Moore e con le trame soffuse e malinconiche imbastite dal violino di Gina Hendrika Eygenhuysen, ricrea atmosfere decadenti e catacombali, alle quali va tributato il merito di non risultare mai melodrammatiche o leziose. Al contrario, episodi come “The Leech Called Shame” e “Song Of Embers” sono emblematici nel valorizzare tale connubio di grande impatto.

Durante gli ascolti iniziali, può risultare quasi scontato il paragone con i primi My Dying Bride, certi Anathema e, più in generale, il classico listino Peaceville del primo lustro degli Anni Novanta, ma nell’economia di False Confession il death metal non è solamente un contorno. I Weeping Sores, al contrario, integrano in modo assolutamente naturale gli aspetti più brutali con melodie delicate, dando un senso effettivo all’etichetta death-doom. Ovviamente non stiamo parlando degli Spectral Voice o dei Winter, per cui non è possibile accostare tali soluzioni a simili prove tentacolari, lerce e asfissianti; prendendo tuttavia in esame brani come “Transfiguration Of Flesh Into Dream” e “Sinking Beneath The Waves”, certe caratteristiche più grevi sono evidenti, laddove le ritmiche si fanno sincopate e battenti, pur integrandosi al meglio con il lato più doloroso e tragico del doom.

Nell’insieme, dunque, le sonorità sono possenti e ben bilanciate, mentre gli arrangiamenti foschi e le dissonanze malevole, facendo il paio con i riff corposi e le ben dosate fughe di violino, costruiscono dei crescendo assolutamente coinvolgenti. La proposta dei Weeping Sores risulta equilibrata, conformando un ibrido ben funzionante, al cui interno si sviluppano alcune rade sperimentazioni che contribuiscono a determinare una certa peculiarità sonora, indice di ispirazione e personalità. In fin dei conti, quindi, False Confession è un interessante monolito che risulta digeribile, ma anche estremamente soddisfacente, soltanto se si è particolarmente avvezzi a sonorità del genere.

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