Wesenwille - I: Wesenwille | Aristocrazia Webzine

WESENWILLE – I: Wesenwille

Gruppo: Wesenwille
Titolo: I: Wesenwille
Anno: 2018
Ristampa: 2022
Provenienza: Olanda
Etichetta: Les Acteurs De L’Ombre Productions
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TRACKLIST

  1. The Churning Masses
  2. Prosopopoeia
  3. Golden Rays Of The Sun
  4. Rising Tides
  5. From One, We Are Many
DURATA: 40:54

Sono passati un po’ sotto silenzio, i Wesenwille, eppure non se lo meritano. Fa bene quindi LADLO a dare loro tutto il supporto necessario, dimostrando di credere nel gruppo olandese e di voler fornire tutti i mezzi a propria disposizione perché il lavoro di Ruben Schmidt e compagni raggiunga quante più orecchie possibili. Supporto e mezzi che si sostanziano in questo caso nella ristampa del debutto I: Wesenwille, uscito originariamente nel 2018 per la statunitense Redefining Darkness e mai distribuito in maniera davvero capillare (era praticamente impossibile trovarne una copia da questo lato dell’Atlantico). A rimpolpare il già gustoso piatto originale poi, l’aggiunta di un secondo CD contenente l’esibizione dei Nostri al Roadburn Redux 2021, che evidenzia alcune differenze sostanziali rispetto a soli tre anni prima.

La vita dei Wesenwille è piuttosto burrascosa, ed è infatti notizia di poche settimane fa che il progetto è oggi da considerarsi come esperienza solista del solo chitarrista e cantante Ruben Schmidt, con la permanenza del batterista David “Valr” Schermann in esclusiva veste di turnista, probabilmente a causa dei numerosi impegni con gli altri centoquarantasette progetti cui partecipa (Bodyfarm, Wrang, Verwoed, Glorior Belli e parecchi altri). Ai tempi di Wesenwille, tuttavia, si parlava ancora di gruppo, e infatti la formazione in studio era un trio: Schmidt a chitarra e voce, Schermann alle pelli e Michiel van der Werff al basso e alle voci.

A rimanere invariate negli anni sono state le coordinate dei Wesenwille, che oggi come ieri sono dediti a un black metal dissonante, eppure melodico e di approccio (relativamente) semplice, con spunti concettuali piuttosto inusuali e decisamente interessanti. Una sorta di black metal per la rivoluzione industriale, come testimoniato anche dal logo della band e dalle fotografie scelte per le copertine, che rappresentano grigi scenari urbani e momenti ben specifici. In particolare, la musica e i temi cui questa si accosta mi hanno affascinato fin dal primo momento, tanto che in occasione di II: A Material God feci a Ruben Schmidt un po’ di domande, e ne uscì una bella intervista.

I temi originariamente affrontati in Wesenwille contenevano già in nuce tutto ciò che il gruppo avrebbe sviluppato su A Material God, per cui si parla di prosopopea, di masse turbolente e di moltitudini in movimento. Pur avendo specificato a chiare lettere di non fare musica politica, ma di essere ispirato dalle proprie esperienze personali e dalle proprie letture del mondo, i Wesenwille riescono a proporre un black metal insieme canonico e personale. Per tutti gli amanti delle dissonanze, dei suoni islandesi, ma anche soltanto del black metal fatto bene, il lavoro di Schmidt e compagni dovrebbe essere tenuto in considerazione. In attesa del terzo capitolo del percorso di Wesenwille, già annunciato per la fine del 2022, recuperarne le origini è un’ottima idea.