WHEEL – Icarus

WHEEL – Icarus

 
Gruppo: Wheel 
Titolo: Icarus
Anno: 2013
Provenienza: Germania
Etichetta: Eyes Like Snow
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TRACKLIST

  1.  Oblivion (There Is No Alternative)
  2. They Do For Us
  3. Icarus
  4. Eclipse
  5. A Daughter's Song
  6. Misinterpretation Of Kadar
  7. Frozen Sun
DURATA: 48:49
 

I tedeschi Wheel, forti del debutto omonimo, si rigettano nella mischia con il secondo lavoro "Icarus", ancora una volta supportati dall'etichetta Eyes Like Snow, costola dedita al sound Doom e affini della più rinomata Northern Silence Productions.

La scena legata alla musica del "destino" si è di anno in anno imbastardita ed estremizzata, devo quindi dire che è piacevole incontrare ancora creature che si dedicano alle origini del genere, puntando su una lettura maggiormente settantiana, capace però di convivere con gli influssi più moderni. È questa l'arma di base che rende il disco affascinante, in varie circostanze infatti pare d'incrociare la figura di Ronnie James Dio, sia dell'era Rainbow che dell'era Sabbath, prendete a esempio pezzi come "They Do For Us" e "Icarus"; allo stesso tempo sono facilmente riscontrabili inflessioni e rimandi riconducibili a band quali Solitude Aeturnus in "Oblivion (There Is No Alternative)" ed Electric Wizard nell'incipit di "Eclipse", evidenziando una sorta di equilibrio stabile che allontana però un possibile effetto omogeneità.

Il disco è avvolto da un'atmosfera scura nella quale si fanno largo, come a volerla squarciare, un'epicità e un misticismo intensi e struggenti, che derivano sia dalla prestazione sopra le righe del cantante Arkadius Kurek (particolarmente evocativa e teatrale la sua intepretazione) che dal sostegno offerto dalle melodie e dagli assoli di chitarra ottimamente intagliati da Benjamin Homberger. Il tocco mediorientale inaspettato contenuto in "Misinterpretation Of Kadar" può essere paragonato invece alla ciliegina sulla torta, la canzone si fa forte di un ritornello facilmente memorizzabile che potrebbe essere intonato da duemila anni a questa parte e che recita così:

Spat out of hell, a mad prophet came
Indistructing disciples, now to kill in his name
With cheap propaganda, he fans the fires of hate
Can please someone stop him, before its too late!

Nel lavoro dei Wheel non è comunque tutto perfetto, trovo infatti non particolarmente interessanti gli sparutissimi inserimenti in growl che affiorano in "A Daughter's Song" e "Frozen Sun", poiché — seppur ben intercalati nel contesto — contaminano una natura di per sé ammaliante, non apportandole però nessun beneficio; è un utilizzo della voce che probabilmente avrebbero potuto non prendere in considerazione, ma che del resto ai più potrebbe non arrecare fastidio.

"Icarus" nei suoi quasi cinquanta minuti di durata ci accompagna pacatamente attraverso lande melancoliche nelle quali i suoni della "sventura" si aggirano e mescolano, lo fa tenendo lontana la noia, tanto che la sua tranquillità apparente è in grado di venire scossa quando serve, permettendo ai brani di risultare piacevolmente tetri.

Doom flemmatico, epico e tenebroso, è questo ciò che i Wheel vi porgono su di un piatto d'argento, non rimane quindi che servirvi e tastarne la qualità; una volta che l'avrete saggiato, penso proprio che l'acquisto potrebbe divenire un'idea da realizzare.

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