WHEELFALL – From The Blazing Sky At Dusk

 
Gruppo: Wheelfall
Titolo:  From The Blazing Sky At Dusk
Anno: 2010
Provenienza:  Francia
Etichetta: Autoprodotto
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TRACKLIST

  1. 1. From The…
  2. Through The Desert
  3. New Flesh
  4. …Blazing Sky… (NASA)
  5. Troops Of The Dead
  6. Brotherhood Of Sleep
  7. Anthropophagous Astro Bastards
  8. …At Dusk…
DURATA: 31:47
 

Deserto in Francia? A meno che la mente non m'inganni nella morfologia del territorio nazionale non ricordo dune e territori che si possano definire tali, eppure il suono dei Wheelfall, formazione proveniente da Nancy nella regione della Lorena, è devoto al sole che punge caldo e asfissiante, a quel paesaggio asciutto e brullo che porta alla mente i nomi di Kyuss, Slo Burn, Unida, Dozer e che anno dopo anno annovera un proselitismo sempre crescente.

"From The Blazing Sky At Dusk" è l'ep di debutto autoprodotto del gruppo transalpino ed è un revivalistico esemplare di come le sonorità derivanti dalla scena della Desert Valley non abbiano ormai limiti di collocazione geografica.

Ci s'immerge in un toni familiare, il fuzz è di frequente attivo e gli episodi che hanno il potenziale per far breccia nella nostra mente rimbalzano più volte sulle pareti del nostro cervello, tant'è che dopo "From The…", una sorta di intro, con "Through The Desert" le immagini e le note si fanno chiare e alquanto dirette sia nella riproposizione dello stile, sia per l'approccio ruvido e caloroso imbracciato dai musicisti. I Wheelfall sono pronti a sparare le loro cartucce migliori e non si fanno certo desiderare.

È infatti da qui in poi che inizia il viaggio assolato e pieno di riff avvolgenti che portano al proprio interno il marchio settantiano delle influenze sabbathiane e quello della scuola Homme, "New Flesh" a esempio è a dir  poco trascinante, ma è con "Troops Of The Dead" che incrociamo la prima hit, ciò è dovuto all'ottima prova del cantante, ai break spacca ossa e un riffing mastodontico che ti si fissa in testa.

È impossibile  non godersi la successiva accoppiata di canzoni formata da "Brotherhood Of Sleep", brano dal gusto doom prorompente che rotola via come un bel masso pronto a sgretolarsi con un sonoro botto,  e "Anthropophagous Astro Bastards", traccia che già solo per il titolo si becca un premio simpatia, aggiungete una bella chitarra distorta a sfondare e passaggi metallicamente fra i più prestanti del disco e i giochi son fatti. Capitolo a parte si può considerare lo strumentale "…Blazing Sky…, (NASA)" che fra scricchiolii e rumori al limite con lo space noise diviene un elementare e indovinato intermezzo.

Pur descrivendo un album autoprodotto ci troviamo dinanzi a una qualità di produzione e di suono in genere che non fa rimpiangere quella in dote a band sotto grosse etichette, ma devono ancora da lavorare sul come far combaciare in alcuni casi l'operato di batteria con il resto, in "Brotherhood Of Sleep" il drumming di Quentin Vega sembra proprio scollegarsi dal gruppo.

Fantastica la prova dietro il microfono di Wayne Furter che con la sua voce scura evoca alla mente più di un nome a cui far riferimento e al tempo stesso non fa staccare l'orecchio dall'ascolto, insieme a Cactus Daniel's forma la coppia d'asce che da vita al riffing, mentre Niko El Moche al basso si destreggia al meglio facendo sì che lo strumento si ritagli il proprio angolo di paradiso all'interno dei brani, il che non è poco.

Se il buongiorno si vede dal mattino i ragazzi possono tranquillamente sorridere. Se vi appassionano le sonorità stoner non vi resta che andare a scaricare gratuitamente la copia di "From The Blazing Sky At Dusk" dato che il formato fisico è sold out da tempo. I Wheelfall ci omaggiano del free download, non sarete mica così sfaticati da non poter cliccare due volte sul mouse? Mi auguro di no.

 

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