WHEN NOTHING REMAINS – In Memoriam

 
Gruppo: When Nothing Remains
Titolo: In Memoriam
Anno: 2016
Provenienza: Svezia
Etichetta: Solitude Productions
Contatti:

Facebook  Bandcamp  Reverbnation

 
TRACKLIST

  1. Reunited In The Grave
  2. Drowning In Sorrows
  3. In Memoriam
  4. Ghost Story
  5. The Soil In My Hand
  6. A Lake Of Frozen Tears
  7. Eternal Slumber
  8. While She Sleeps
  9. The Spirits In The Woods
DURATA: 01:01:36
 

Vi sarà capitato di ascoltare dischi di band che vi piacciono e rimanere titubanti, non capire sino in fondo se vi abbiano preso o meno, cercando di spiegarvi cos'è che non vada o che vi stia disturbando. Ho provato tale sensazione con "In Memoriam", terzo capitolo degil svedesi When Nothing Remains, dei quali sinora avevo pienamente apprezzato ed elogiato esclusivamente il debutto "As All Torn Asunder" (2012).

Le menti del progetto Laustsen e Sallander sembra si siano adagiate sugli allori o peggio ancora abbiano volutamente rinunciato a parte dell'essenza stessa che muoveva gli ingranaggi del progetto. Mi sono infatti dovuto confrontare con una scaletta dall'andazzo sin troppo poco scorrevole, in cui si è preferito tenere un ritmo di marcia allentato, ma incapace in più di un'occasione di coinvolgere emotivamente, a causa della mancanza di pathos e profondità, non solo espressivi. Queste doti fondamentali per il genere, del resto stiamo parlando sempre di gothic-doom-death metal, si intravedono simili a barlumi di speranza nella sola "A Lake Of Frozen Tears" e in "The Soil In My Hand": la seconda però non batte quel tipo di sentiero, affidandosi a sonorità acustiche e all'incantevole voce di Ines Vera-Ortiz degli Inner Stream.

E il resto? Una serie di episodi non veramente brutti, tuttavia molli, esageratamente molli. La dispersività dell'incedere privato degli affondi lambenti il suolo death, la ripetizione degli schemi (impostazione del riffing e sviluppo delle linee vocali in pulito e growl, quest'ultimo a dire il vero tutt'altro che mediocre, ma paga il dazio del malfunzionamento complessivo) e l'inserimento di rifiniture manieristiche all'inverosimile non fanno altro che appiattire il risultato. Viene così consegnata all'udito una grigia (colore perfettamente adatto al panorama musicale e purtroppo anche alla prestazione) e insignificante uscita da sufficienza o poco più.

Non ho idea di cosa sia accaduto ai due signori, ma dopo un primo lavoro particolarmente bello e un secondo ("Thy Dark Serenity", 2013) non brillantissimo ma quantomeno degno, la pochezza contenuta in questo "In Memoriam" lascia spiazzati. Non rimane altro da fare che attenderne il successore, sperando che i When Nothing Remains invertano questa pericolosa e poco gratificante parabola discendente in cui sono incappati.

Facebook Comments