White Ward - False Light | Aristocrazia Webzine

WHITE WARD – False Light

Gruppo: White Ward
Titolo: False Light
Anno: 2022
Provenienza: Ucraina
Etichetta: Debemur Morti Productions
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TRACKLIST

  1. Leviathan
  2. Salt Paradise
  3. Phoenix
  4. Silence Circles
  5. Echoes In Eternity
  6. Cronus
  7. False Light
  8. Downfall
DURATA: 01:06:23

Pubblicato da Debemur Morti un paio di settimane fa e disponibile allo streaming già dall’inizio del mese di giugno, il nuovo album dei White Ward rappresenta per molti versi tutto quello che l’ascoltatore di un certo tipo di estremismi stava aspettando. False Light dà seguito all’ottimo Love Exchange Failure del 2019 e fornisce ai fan della band un ascolto ben più concreto dell’EP Debemur Morti, uscita numero 200 dell’etichetta d’Oltralpe. Più di ogni altra cosa, però, il terzo disco di casa WW riesce in un obiettivo molto difficile, quello di non far calare l’asticella rispetto alla precedente pubblicazione della formazione ucraina; impresa tutt’altro che da poco, considerata la baraonda che si è creata davanti a quel gioiellino con in copertina lo scorcio metropolitano immortalato da Luke Pownall.

Otto tracce che vanno dai tre ai quindici minuti per un totale di un’ora e spiccioli sono, a primo impatto, un’ottima base di partenza per questo disco, specialmente se ci si avvicina a False Light da conoscitori e fan dei precedenti lavori della band. Restando ancora momentaneamente sugli aspetti superficiali, l’ultima prova dei White Ward, proprio come L.E.F., si presenta all’ascoltatore con una copertina fuori da quelli che generalmente sono i canoni del metal estremo. Una casupola di campagna, invece della skyline cittadina, troneggia stavolta nell’artwork degli ucraini in uno scatto firmato da Lucas DeShazer.

«Perché “False Light”?» è sicuramente stata una delle primissime domande che mi sono fatto quando sono stati annunciati i dettagli della pubblicazione. In mio soccorso sono arrivate le parole del cantante dei White Ward, Andrii Pechatkin: «Il titolo è connesso al mito della Caverna di Platone […] Osserviamo e percepiamo in maniera distorta certe cose e certi eventi perché siamo influenzati dalle nostre esperienze passate. Se uno guardasse alla realtà dei fatti, alla vera luce per così dire, questa gli ferirebbe gli occhi. È per questo che la falsa luce, che è il velo di Maya, è più facile da osservare». La complessità a livello testuale del terzo album degli ucraini non è certamente da meno; e, con un titolo spiegato in questi termini, sarebbe stata una delusione troppo grande.

False Light, però, si mantiene profondo e multi-strutturato da cima a fondo: dalla profetica “Leviathan”, apripista complessa e decisamente emblematica del lavoro dei White Ward, fino alla strumentale “Downfall”, il viaggio in cui ci catapulta la band è mutevole e costantemente affascinante, in cui post-black e dark jazz si fondono e si confondono in maniera quanto mai bilanciata. A colpirmi, stavolta, non sono state le grandi spinte più squisitamente estreme, quanto piuttosto una traccia come “Cronus”, al cui microfono ritroviamo Vitaliy Havrilenko (Signals Feed The Void); un momento retro riuscitissimo, in cui a occhi chiusi pare di essere tornati indietro alla dark più squisitamente ottantiana, salvo poi ricadere con luciferina violenza nel male, in un abisso nero come la pece in cui dominano le distorsioni.

Tirando le somme, False Light è decisamente un ottimo disco, uno di quelli che le band che vorrebbero sperimentare e tentare la via dell’avanguardia pagherebbero pur di pubblicare. Non credo gli ucraini abbiano raggiunto una vetta più alta di quella toccata con il suo predecessore, ma è fuori discussione come non abbiano perso il proprio tocco. Con una vena creativa tanto prolifica, una visione così chiara e una progettualità tanto decisa, il futuro dei White Ward mi pare più che al sicuro. Disco dell’anno? Non saprei, ma potremmo essere di fronte a un contendente in più di una classifica, a parer mio.