WIGHT – Wight Weedy Wight

 
Gruppo: Wight
Titolo:  Wight Weedy Wight
Anno: 2011
Provenienza:  Germania
Etichetta: Autoprodotto
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TRACKLIST

  1. Cosmic Rhythm #1
  2. All Beyond The Piend Of Being
  3. Let Me Know When You Found God
  4. Wight Weedy Wight
  5. Shaman Woman
  6. Hammer Boogie
DURATA: 45:45
 

Gli Stati Uniti sono probabilmente la fonte più grande e sostanziosa per quanto riguarda il mondo stoner-doom, l'Europa d'altro canto può vantare tre nazioni, Inghilterra, Svezia e Germania, che quando si tratta di tale suono possono affrontare il colosso oltreoceanico guardandolo dritto negli occhi.

Proprio da una di queste terre arrivano i Wight, formazione teutonica che si presenta in versione psichedelica giungendo a noi con all'attivo un demo ("And I Will Not Be Hammered Again") e uno split ("1000mods Vs. Wight") che hanno preceduto il debutto "Wight Weedy Wight" rilasciato a gennaio del 2011.

La derivazione di stampo Black Sabbath-Cathedral e l'attutidine psichedelico-spaziale che si rinfresca in acque Hawkwind, Sleep e Colour Haze non è sicuramente innovativa, ma ci pone all'orecchio delle tracce, lunghe ben elaborate e che favoriscono quel senso di viaggio intrapreso. È caratteristica fondamentale per la realizzazione di un album del genere, la mente deve espatriare dal corpo facendosi condurre per mano dalla musica, vi riescono bene brani come "All Beyond The Piend Of Being", la successiva "Let Me Know When You Found God" e la titletrack, dilatate, drogaticce, groovy e dotate di un riffing da trip in possesso del dovuto carisma.

Cadenze grevi, assoli bluesy, il sax suonato da Peter Philipp Schierhorn, che ricopre anche il ruolo di bassista, speziano l'incedere pachidermico delle quattro esibizioni iniziali, il mood è quello più classico ed esaltante per un ascoltatore abituale dello stile, nessuna sorpresa ma quanta buona musica.

Gli ultimi due episodi spezzano l'atmosfera densa sinora tenuta in auge per apportare una significativa variazione di suono e approccio, i ritmi si vivacizzano, aumentano il carico blues in "Shaman Woman" e ci regalano un assolo stravagante di sax nella conclusiva "Hammer Boogie".

I Wight hanno la situazione sotto controllo, tranne qualche piccola pecca nella prestazione di Renè, che si cala alla perfezione nei momenti più allucinogeni e doom fornendo con la sua voce l'adeguato supporto evocativo, ma non proprio piacevole nell'interpretazione quasi forzata in "Shaman Woman", il disco fila liscio, gradevole e concedendo dei discretti picchi di godimento.

"Wight Weedy Wight" si rivela un primo lavoro solido, forse un po' troppo legato ai canoni pilastro del filone, è capace però, grazie alla buona prestazione corale — il batterista Michale Kluck, l'unico che non avevo ancora tirato in causa, è un motore più che affidabile — di puntare al cuore degli amanti dello stoner-doom e siete fra questi l'ascolto sarà sicuramente di vostro gradimento.

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