WILL’O’WISP – Inusto

 
Gruppo: Will'O'Wisp
Titolo: Inusto
Anno: 2015
Provenienza: Italia
Etichetta: Nadir Music
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TRACKLIST

  1. Kanchenjunga
  2. Flame In Chalice
  3. Sacred Signs
  4. The Calling One
  5. Reveal
  6. Burning Of Darkness
  7. The Spark Of Life And Death
  8. Under The Earth
  9. Lower Than The Depths
  10. Silvery Realm
  11. Path To The Shambhala
  12. When The East Is Aflame
  13. The Beggar
  14. Chintamani
  15. Treasure Of The Mountains
DURATA: 58:07
 

Il destino beffardo decide sempre di offrirmi la possibilità di parlare di un disco complesso nel momento in cui mi prospetta un periodo della vita movimentato. Questo si traduce in un rinvio ingiusto per il quale poi è corretto chiedere scusa. Anche perché, parlando sinceramente, quando il disco che devi recensire ti sbatte in faccia il pensiero e la filosofia di una figura come quella di Nicholas Roerich, è doveroso prendersi il tempo che serve per assimilare per bene cosa è venuto fuori. Chiaramente io non avevo la benché minima idea di chi fosse prima di sentire "Inusto", quarta prova degli italianissimi Will'O'Wisp, ma ne sono rimasto affascinato con estrema semplicità.

I Genovesi mettono subito in chiaro le cose: considerata la figura poliedrica di Roerich (poeta, pittore, filosofo, archeologo e tanto altro), il gruppo ha voluto mantenere intatti i testi originali, ritoccandoli appena per questioni musicali; diciamo solo che se non avessi saputo questo semplice dettaglio, non l'avrei mai immaginato. Di fatto, "Inusto" è una dichiarazione d'amore a tutto quello che il Russo abbia mai scritto (con tanto di riferimento alle opere!) e da un gesto simile può risultare solo un disco da studiare in ogni singola parte vista l'enorme complessità.

La band non perde occasione per inserire elementi etnici dal gusto squisitamente orientale quando può, sfruttando ritmiche complesse ma mai boriose, come nel caso della magnifica "Sacred Signs". Tra le quindici tracce presenti non mancano alcuni inframezzi strumentali, come "Kanchenjunga" o "Lower Than The Depths", in cui viene tradotto musicalmente tutto il tribalismo del visionario russo, tuttavia quello che più colpisce sono gli innesti che il gruppo è riuscito a compiere nel suo progressive metal estremo. Ad esempio, "The Calling One" dona a Jacopo Rossi la possibilità di lasciarsi andare a un assolo di basso prettamente blues, per poi offrire uno struggente giro di violini finale (in opposizione a quello di piano iniziale) che scioglie letteralmente il cuore. Ed è solo uno dei casi, visto che il disco ne è pieno in una forma tanto equilibrata che non ve ne renderete neanche conto!

Insomma, la prova dei Will'O'Wisp è qualcosa di granitico, maestoso e — per forza di cose — ardua da mandare giù. Chi però è curioso per natura, o chi cerca sonorità complesse, non potrà non rimanere affascinato dal loro prodotto, confezionato magistralmente con un libretto bellissimo da sfogliare grazie ai disegni del buon Roerich. Un centro pieno, ma solo per chi è in grado di guardare oltre. Complimenti davvero a tutti ragazzi per la prova e complimenti soprattutto a Paolo Puppo, compositore di quasi tutto il disco!

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