WINTERBURST – The Mind Cave

WINTERBURST – The Mind Cave

Informazioni
Gruppo: Winterburst
Titolo: The Mind Cave
Anno: 2012
Provenienza: Francia
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: facebook.com/pages/Winterburst/199445295966
Autore: Mourning

Tracklist
1. A Mirror’s Game
2. The Mind Cave
3. The Immortals
4. Insanitarium
5. D’Ombres Et D’Infini
6. Circus Of Freaks
7. The Stray
8. The Ancestral Ritual
9. Beyond The Wall
10. Legion Of Souls
11. The Upcoming Chaos
12. Beyond The Wall [orchestral]

DURATA: 01:09:18

Sono trascorsi più di due anni da quando incrociammo per la prima volta il monicker Winterburst, fu il nostro M1 a raccontarvi di questa formazione transalpina scrivendo di ciò che era racchiuso nel demo d’esordio omonimo, adesso ho il piacere di proseguire quella strada approfondendo la conoscenza con il primo full intitolato “The Mind Cave”.
Black e sinfonia sono da tempo legati, la Norvegia di Dimmu Borgir e Limbonic Art quanto la stessa Francia degli Anorexia Nervosa e Malevolentia, per limitarci a uno sparuto numero di nomi, han tirato fuori nel corso degli anni dischi splendidi.
Qualcuno poi si è svenduto, qualcun altro è fermo da tempo, altri son rientrati in scena inaspettatamente ma le nuove leve non mancano e i Winterburst, che candidamente provavano a dire la loro con quel demo, sembrano aver proprio cambiato passo.
Se di cambiamenti si parla è giusto iniziare da quelli avvenuti in line-up, a oggi infatti i transalpini sono un sestetto con Vorender alla voce, Shainsaw dietro le pelli, Kyll e Six a ricoprire il ruolo d’asce, Terias alle tastiere e Lust a supportare la sezione ritmica col suo basso, però i musicisti coinvolti nella stesura e nel rilascio di “The Mind Cave” in realtà furono solo quattro dato che sia il bassista che il secondo chitarrista entrarono a far parte della formazione successivamente tant’è che le parti di basso furono affidate all’ospite Neil Leveugle.
Continuiamo su questa strada, cosa c’è ancora di diverso rispetto al passato? Potrei dirvi tutto, inserendo nelle stereo di seguito i due dischi avrete a che fare con due mondi decisamente differenti, difatti le capacità di organizzare ed esporre un sound ricco, atmosferico, teatrale al limite col pirandelliano tante sono le sfaccettature delle quali si fa carico, sono maturate in maniera impressionante.
I Winterburst riescono a districarsi in una ragnatela fitta di fraseggi solenni, drammatici, macabri, inquietanti ed epici, si sprecano gli aggettivi da utilizzare per definirne i puntelli che di volta in volta caratterizzano i brani di una scaletta che dal canto suo non mostra mai il fianco, imperterrita nei suoi sessanta e oltre minuti ammalia a riprova di una qualità compositiva che cresce e si rafforza nel tempo.
È complicato divincolarsi puntando su di un pezzo piuttosto che un altro, si riscontra infatti una forma piacevole di omogeneità a conferma di come sia stato volutamente inserito un filo conduttore unico che mantiene ben salde le redini della situazione e fa sì che la tracklist si possa godere nell’insieme senza subirne il peso del minutaggio esteso.
L’opener “A Mirror’s Games” spalanca le porte di un mondo parallelo, gli attimi di delirio puro contenuti in “Circus Of Freaks” dilettano con toni lugubri, la magniloquenza emozionante di “The Stray” (da quanto i Cradle Of Filth non riescono a comporre un pezzo di spessore simile?) seduce, la severità enfatica di “Legions Of Souls” richiama all’ordine e l’effetto lirico in apertura di “The Upcoming Chaos” innalza l’animo; si tratta soltanto di una minima parte di ciò che è stato inglobato in un disco fantastico.
La prestazione dei singoli elementi è d’altissimo livello, il cantante Vorender giostra l’utilizzo del growl e dello scream, ai quali si uniscono brevi apparizioni di clean vocals, in maniera perfetta, elegante e soprattutto centrata in modo da conferire a ogni singola esposizione un ruolo preciso, ben definito all’interno delle canzoni; l’operato di Terias alle tastiere è pomposo e sofisticato quanto basta,supportato e impreziosito dalle chitarre di Kyll in ambito melodico ne impreziosisce maggiormente la resa, così com’è d’attribuire ancora al chitarrista il merito della creazione degli ambiti orchestrali e dei cori, un lavoro il suo mastodontico per mole e ottimo per risultato.
Se tutto gira a dovere lo si deve anche a una sezione basso/batteria ideale allo sviluppo delle canzoni, con i tappeti di doppia cassa e le accelerazioni in blast-beat di Shainsaw che vengono accompagnati diligentemente dalle corde animose pizzicate da Neil. A cornice si pone poi una produzione degna di un’uscita di gran pregio.
Certe label dovrebbero rosicchiarsi le unghie per non aver ancora messo sotto contratto questi ragazzi, che pensando anche al particolare visivo consegnano un disco in digipak apribile di pregevole fattura. Coloro che seguono da sempre il movimento Black sinfonico e amano la musica composta dai gruppi tirati in causa a inizio testo dovrebbero fare proprio questo “The Mind Cave”.
In un periodo in cui band come i Carach Angren e i Transcending Bizzarre? sono fra i nomi più interessanti da ascoltare, i Winterburst si candidano come l’inattesa rivelazione perché diciamocelo: si attendeva un miglioramento da parte dei francesi ma non di questa portata, motivo per il quale fareste davvero bene a non perderli di vista e comprarne il debutto. Altro che buona la prima, questa è spettacolare!

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