WINTERSUN – Time I

 
Gruppo: Wintersun
Titolo: Time I
Anno: 2012
Provenienza: Finlandia
Etichetta: Nuclear Blast
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TRACKLIST

  1. When Time Fades Away
  2. Sons Of Winter And Stars
  3. Land Of Snow And Sorrow
  4. Darkness And Frost
  5. Time
DURATA: 40:07
 

Che sia uno degli album più attesi dell'anno (o forse dovremmo dire degli ultimi anni?) è fuori discussione, se ne è parlato tanto e finalmente è tra noi: mi riferisco a "Time I", prima parte dell'ambizioso secondo disco dei Wintersun di Jari Mäenpää, che non ha certo bisogno di presentazioni. La storia ci insegna che non sempre i lunghi tempi di lavoro portano a risultati di qualità, d'altro canto il debutto conquistò il cuore di numerosi ascoltatori, cosa aspettarsi quindi?

In questo clima di paura mista a curiosità ci accingiamo all'ascolto del disco ed è con "When Time Fades Away" che si aprono le danze, un'intro strumentale che non lascia alcun dubbio su ciò che ci aspetta: un sound maestosamente sontuoso in cui fanno capolino influenze dall'estremo oriente nella strumentazione e nella scelta di alcune melodie, l'impressione è quella di ascoltare la colonna sonora di qualche colossal hollywoodiano, l'atmosfera si fa a dir poco epica. E finalmente arriviamo alla lunga "Sons Of Winter And Stars", che nei suoi tredici minuti mantiene le promesse con il mix Power-Melodic Death che rese celebre il debutto, condito da sinfonie che possono ricordare in qualche modo i nostrani Rhapsody per pomposità e imponenza; forte di melodie orecchiabili e ben strutturate e di linee vocali che specialmente nella seconda metà offrono prestazioni sopra le righe, questa risulterà la traccia migliore del lavoro. A seguire troviamo "Land Of Snow And Sorrow" che si muove su ritmi meno sostenuti, vuole essere un brano evocativo e atmosferico (seppur meno maestoso del precedente) ma purtroppo riesce nell'intento solo a metà, l'attenzione in alcuni passaggi si perde e i continui alti e bassi emotivi non aiutano. Facciamo una pausa con i due minuti sinfonici di "Darkness And Frost", non se ne capisce l'utilità dato che in fondo sono passati poco più di venti minuti dall'intro e manca solo un'altra traccia alla fine dell'album; a questo punto il pensiero che potrebbe balenare è proprio che mancando così poco e avendo ascoltato finora una traccia buona e una appena sufficiente non ci saranno molte altre occasioni di migliorare il bilancio. La realtà è che la conclusiva "Time", pur offrendo momenti su cui c'è ben poco da ridire, risulta un ascolto pesante in quanto non aggiunge niente, l'interpretazione vocale di Mäenpää — ottima in tutto il lavoro — salva in parte la baracca, ma gli ultimi minuti, ancora orchestrali e dal sapore orientale, ci conducono verso un finale che lascia un po' l'amaro in bocca.

Siamo giunti quindi alla fine del primo tempo di "Time", in attesa del secondo tiriamo qualche somma: formalmente il disco ha tutte le carte in regola per essere un capolavoro del genere, si sente che c'è molto lavoro dietro, tuttavia ci sono troppe cose che non vanno. Forse i tempi esageratamente lunghi hanno danneggiato il processo di creazione, forse Jari è stato troppo ambizioso e ha voluto strafare, forse ha messo dentro fin troppe idee, sta di fatto che l'album non offre quanto ci si aspetta; non dirò che è un brutto lavoro né che non vale niente, piuttosto che la delusione deriva dal confronto sia con "Wintersun" (che in fondo tolte le orchestrazioni ha lo stesso lo stile, specialmente per quanto riguarda le chitarre e i loro intrecci con le tastiere), sia con ciò che avrebbe dovuto e voluto essere. La produzione di cellofan inoltre non aiuta, ne risentono soprattutto la batteria, per niente incisiva, e in alcune fasi le chitarre; tolto questo, il lavoro al mixaggio è più che buono, sicuramente unire così tanti strati in modo da valorizzare ogni singolo strumento non deve essere stato un lavoro semplice. In attesa di "Time II" e sperando che non dovremo aspettare altri cinque anni, questo è ciò che i Wintersun ci offrono: un ascolto per farsi un'idea lo consiglio a chiunque sia anche solo minimamente interessato (d'altronde l'uscita di questo disco è un evento quasi storico), in particolar modo chi apprezza il Metal (molto) sinfonico qua troverà pane per i propri denti.

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