Gli Witcher fanno sul serio

WITCHER – A Gyertyák Csonkig Égnek

Gruppo:Witcher
Titolo:A Gyertyák Csonkig Égnek
Anno:2019
Provenienza:Ungheria
Etichetta:Filosofem Records
Contatti:Sito web  Facebook  Bandcamp
TRACKLIST

  1. A Gyertyák Csonkig Égnek
  2. Feloldozás
  3. Az Én Csendemben
  4. Az Utolsó Utamon
  5. A Hattyúk Tava Op. 20. 1. Jelenet [cover Pyotr Ilyich Tchaikovsky]
DURATA:40:24

Ogni tanto vi capiterà di farvi un giro sulla pagina Bandcamp di qualche gruppo sconosciuto e di essere tentati di acquistare un disco quasi a scatola chiusa, magari solo dopo un ascolto fugace, stregati in egual misura da logo, copertina e qualche riff; è più o meno la stessa sensazione che provavano gli ascoltatori più stagionati a caccia di kvltaggini su forum e chatroom meno raccomandabili dei vituperati bar di Caracas. Una pulsione che potreste provare con gli Witcher, la creatura degli ungheresi Roland Neubauer e Karola Gere.

Black metal fatto con un tappeto di tastiere soffice come una coltre di neve, una chitarra maligna che quasi ci affonda dentro e uno scream non lacerante ma declamatorio: questo il tris calato dal duo di Szombathely (città al confine con l’Austria). Un gioco che funziona se saputo gestire, e in questo senso A Gyertyák Csonkig Égnek (le candele bruciano fino alla radice) va giù che è un piacere: le melodie tessute dai synth di Karola sono maestose ed evocative al punto che la chitarra di Roland finisce per esserne avviluppata ma senza scomparire mai del tutto, il vortice sonoro che va così a crearsi è massiccio e delicato allo stesso tempo e costituisce l’intero corpo musicale con cui si muovono gli Witcher. Massiccia è anche la struttura dell’album, che giostra i suoi quaranta minuti su appena cinque tracce (l’ultima delle quali è un arrangiamento metallico di un ben noto passaggio dal Lago Dei Cigni di Čajkovskij), misurando con intelligenza accelerazioni e rallentamenti imperiosi che ricordano i momenti meno folk dei primi Empyrium. L’atmosfera meditativo-forestale domina anche i testi, per quel poco che siamo riusciti a decifrare dell’affascinante ma complessa lingua con cui scrivono i Nostri.

A Gyertyák Csonkig Égnek è un bel secondo album, dopo il primo sbiadito Csendes Domb (Mercy Despise, 2015), e lascia ben sperare per il prosieguo della carriera di questi signori, che sembrano aver acquisito il giusto grado di serietà per scrivere pagine sempre più significative con la loro musica.

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