WITCHSORROW – Witchsorrow

 
Gruppo: Witchsorrow
Titolo: Witchsorrow
Anno: 2010
Provenienza: Inghilterra
Etichetta: Rise Above Records
Contatti: Facebook
 
TRACKLIST

  1. The Agony
  2. The Trial Of Elizabeth Clarke
  3. Gomorrah
  4. Thou Art Cursed
  5. Impaler, Tepes
DURATA: 45:50
 

Witchsorrow: basterebbe una sola parola per definire la musica di questa band doom inglese e sarebbe ortodossa. Ci troviamo di fronte a una realtà che non ha nessuna intenzione di sperimentare né di aggiungere fattori esterni a uno stile che ricalca pedissequamente — ma alla grande — le orme impresse storicamente dai Black Sabbath, su cui poi via via si sono cimentati Cathedral, Saint Vitus, Reverend Bizarre, Electric Wizard, che ne hanno assorbito e ancor di più distinto il suono, dando vita e sostentamento al lato più classicamente oscuro del genere.

I Witchsorrow sono una creatura lenta, decadente, catacombale e dall'animo primordiale, la cui aura settantiana naturale sembra pervenire direttamente dal terreno, come fosse esortata a partecipare a un sabba. L'apertura affidata a "The Agony" non potrebbe avere titolo più indicato: il suo trascinarsi macerante dal fascino nero opaco e impenetrabile — unito alla voce lamentosamente malata di Ruskell — diviene pura arte nera. Non è da meno la successiva e inquietante "The Trial Of Elizabeth Clarke", traccia nella quale la musica crea una sorta di monotonia andante pregna di passionalità color cenere, grazie a un riffato ipnotico; toccherà quindi attendere oltre la metà del suddetto brano per avere questo tombale percorso spezzato da un cambio di tempo accattivante, una falsa accelerazione, infine l'animo è di nuovo pronto per essere riposto all'interno del suo malsano loculo.

Se è vero che "Gomorrah" è l'episodio di minor durata con i suoi soli sei minuti, è altrettanto vero che in sua presenza i ritmi prendono vita alzandosi lievemente e mostrando un'altra sfaccettatura della band, più decisa e minacciosa, con l'assolo dai toni fuzz inserito all'interno in maniera calzante, che ci sveglia prima della ricaduta nel territorio quadrato di stampo classico di "Thou Art Cursed". Al suo interno si pone come unico accento di diversità una sottile inclinazione psichedelica che ne adorna l'incedere. "Impaler, Tepes" è una piccola sorpresa, la canzone è suddivisa in tre movimenti abbastanza diversi tra loro, con la prima parte decisamente orientata sul versante più dinamico e stoner-doom, la sezione centrale che tende a richiamare le sensazioni ancestrali, mentre il finale torna ad affondare il corpo in un abisso in cui è inevitabile sprofondare.

I testi sono incentrati — come del resto è chiaramente intuibile dai titoli — su argomenti quali storia medioevale e processi al reato di stregoneria, e vengono poggiati su musica arcana che viaggia indietro nel tempo, scandendo i rintocchi come se gli attimi in sua compagnia fossero eterni.

Gli amanti del doom non si lascino scappare l'uscita dei Witchsorrow, questo disco — pur con la sua derivativa forma d'esistenza — è una piccola perla.

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