WITHER – Necropolis

 
Gruppo: Wither
Titolo:  Necropolis
Anno: 2012
Provenienza:  Australia
Etichetta: Aurora Australis Records
Contatti:

Non Disponibili

 
TRACKLIST

  1. Sonar Sphere
  2. Chromatic
  3. Lament
  4. Damange & Loss
  5. Cosmos
  6. Seeming
  7. Lost
  8. Transpression
DURATA: 42:53
 

La creatura australiana degli Wither si era messa in evidenza alcuni anni fa per la sua partecipazione a uno split in compagnia dei tedeschi Worship, cui seguì l'uscita dell'ep omonimo, poi a distanza di quattro anni da quest'ultimo hanno dato alla luce il debutto "Necropolis".

Il duo composto da Doom (batteria, basso e voce) e Abysmal (chitarra e voce) si esprime affidandosi a sonorità cupe, darkeggianti e inclini a una ricerca malinconica costante. Si presentano con un suono non innovativo, ma alquanto particolare, infatti affiorano: le presenze classiche dei Katatonia che furono; atteggiamenti vagamente psichedelici che potrebbe rimandare alle soluzioni intraprese nell'evoluzione della band di Johan Edlund, i Tiamat; le pulsioni e le emozioni del dark alla Sister Of Mercy; la sensazione di straniamento e desolazione lucida degli Ankhagram. Citando Adriano Celentano direi che è una carezza in un pugno ciò che gli artisti hanno racchiuso internamente ai brani.

"Necropolis" è un album dalle strutture volutamente elementari, fatto di progressioni semplici e nel quale ogni singolo attimo diviene significativo, perché pur amando il ripetersi cliclico — come del resto spesso avviene nelle prove estreme del filone doomico — muta in corsa la sua natura in direzione di lidi blackeggianti, di assuefazioni droniche, di suoni rock o tendenti a fasciare l'udito dell'ascoltatore con veli ambient, manifestandosi quindi con assiduità per ciò che è: un'anima divisa fra la pena e il desiderio sepolto di speranza che nutre il suo fascino maestoso, esposto in maniera spettacolare in "Transpession", con flebili emanazioni di luce, cosa che sembra avvenire in "Seeming".

Durante l'ascolto sono pochi i frangenti nei quali si percepisce un irrigidimento e una concentrazione voluta di sensazioni funeree, "Lament" è la traccia che perlopiù le racchiude, mentre il fluttuare grigio e melancolico si espande in episodi come "Sonar Sphere" e la morbida "Cosmos", dove echeggia il cantato pulito che rafforza l'attrazione creata da un impatto atmosferico scarno, ma funzionale.

Gli Wither possono appassionare o lasciare totalmente indifferenti, la pecca più grande riscontrabile all'interno di "Necropolis" è difatti una mancanza di coerenza e questa sua volubilità tanto piacevole di riflesso lascia intravedere che nel songwriting qualcosa da sistemare qua e là c'è, almeno per dare una visione complessiva maggiormente definita, evitando che il saltare di palo in frasca sleghi emotivamente l'ascoltatore. Siamo comunque di fronte a un debutto affascinante, questi australiani si confermano dei buoni artisti e pertanto sarebbe giusto seguirli anche per vedere dove andranno a parare in futuro.

Per ora ciò che vi consiglio è di farvi tenere compagnia dalla loro uscita, una volta entrati in contatto potrete ponderarne o meno l'acquisto e avere risposte che né le parole né la scrittura possono darvi.

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