Wode - Burn In Many Mirrors

WODE – Burn In Many Mirrors

Gruppo:Wode
Titolo:Burn In Many Mirrors
Anno:2021
Provenienza:Regno Unito
Etichetta:20 Buck Spin
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TRACKLIST

  1. Lunar Madness
  2. Serpent’s Coil
  3. Fire In The Hills
  4. Sulphuric Glow
  5. Vanish Beneath
  6. Streams Of Rapture (I, II, III)
DURATA:39:10

Se la pubblicazione dei primi due album in studio degli Wode era separata da meno di un anno di distanza, per arrivare a questo Burn In Many Mirrors di anni ne sono dovuti passare quattro. Il nuovo lavoro della band di Manchester, questa volta edito dalla statunitense 20 Buck Spin, prosegue il discorso sviluppato nel 2017 con Servants Of The Countercosmos e ci riporta di peso in un vortice di follia black metal sapientemente costruito.

In questi quattro anni gli Wode hanno apportato qualche piccola, ma sostanziale modifica al proprio sound, e le reminiscenze dei Dissection e in generale del black svedese novantiano sono pressoché scomparse, portando gli inglese a concentrarsi maggiormente su strutture imprevedibili e decisamente poco lineari, ancora piene zeppe di riff, ma nettamente più storte che in passato. Anche dal punto di vista del sound gli inglesi hanno deciso di cambiare, e quella che già prima era una palette di suoni piuttosto asciutta oggi è ancor più rarefatta e a tratti al limite del black metal prima ondata, con l’ombra dei Celtic Frost che aleggia qua e là. Già nel 2017 i Wode dicevano di voler semplificare la propria musica per ottenere un’atmosfera ancor più distruttiva, pur senza sacrificare una certa complessità nelle proprie canzoni, e il passaggio da Servants… a Burn In Many Mirrors è senza dubbio un passo ulteriore in questa direzione.

Nella loro violenza a sfumature thrash, i ragazzi di Manchester parlano di visioni oltre le colline, serpenti e bagliori, e più di una volta durante l’ascolto mi è capitato di trovarmi a pensare ai Tribulation di qualche anno fa, diciamo periodo The Children Of The Night, in cui gli svedesi non si erano ancora completamente allontanati dal loro genere di riferimento, il death metal, ma già avevano aggiunto alla propria musica tanti elementi di rottura. Ecco, gli Wode mi danno l’impressione di essere su quella stessa strada, una strada che a tratti li porta lontano dal black metal degli esordi e li avvicina a lidi più thrashy e crust, con l’aggiunta di deviazioni gustose qua e là; “Streams Of Rapture”, forse il brano migliore dell’album, per lunghi tratti di black metal ha davvero poco e avrebbe potuto essere scritto a quattro mani da Peter Steele e Tom Warrior.

Burn In Many Mirrors, con la sua copertina splendidamente illustrata dall’argentino Santiago Caruso, è la fotografia di una band in divenire, con alcune ottime intuizioni e molta voglia di mettersi in gioco. Ascoltando il percorso compiuto dagli Wode in questo primo decennio, mi ritrovo alla fine del disco ancor più curioso di sapere in futuro dove vorranno andare a parare.

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