WOE UNTO ME – A Step Into The Waters Of Forgetfulness

 
Gruppo: Woe Unto Me
Titolo:  A Step Into The Waters Of Forgetfulness
Anno: 2014
Provenienza:  Bielorussia
Etichetta: Solitude Productions
Contatti:

Facebook  Soundcloud  Youtube  Bandcamp

 
TRACKLIST

  1. Slough Of Despond
  2. The Gospel Reading
  3. Stillborn Hope
  4. 4
  5. Angels To Die
DURATA: 54:49
 

Una copertina con una raffigurazione in stile ottocentesco che ritrae un uomo intento a sistemarsi la cravatta… No, un momento: non è una cravatta, bensì un cappio; un libretto ricolmo di immagini dai colori cupi e decisamente poco allegri; il marchio della Solitude Productions sul retro; poco meno di un'ora di musica spalmata su soli cinque pezzi. Così si presenta "A Step Into The Waters Of Forgetfulness", esordio assoluto dei bielorussi Woe Unto Me; e credo che la serie di elementi finora elencati sarebbe già sufficiente per farvi capire in quale ambito si muova il sestetto.

I momenti iniziali di "Slough Of Despond" aprono il disco con arpeggi malinconici accompagnati da sintetizzatori ariosi, ai quali presto si sostituisce un Doom mastodontico, funereo e che si crogiola nella più disillusa disperazione. Lo stile pare affine a quello di gruppi come gli Abstract Spirit o gli ormai purtroppo scomparsi Colosseum, ma i Nostri non tralasciano un consistente impianto di drammatica decadenza che rimanda spesso e volentieri alle prove classiche dei vari Anathema e Paradise Lost. L'insieme rimane comunque perennemente affogato in un oceano di angoscia che, nonostante ritragga un universo grigio, freddo e ricolmo di male di vivere, riesce in qualche modo a risultare ambivalente: talvolta si intravedono infatti spiragli di luce livida, rappresentazioni di una labile speranza, una timida impressione che conduce a una riflessione secondo cui, proprio vivendo nell'ineluttabile dolore provocato dall'atto di stare al mondo, potremmo forse riuscire a scorgere anche qualche pallido riflesso di felicità.

Le atmosfere imponenti e toccanti sono senza dubbio il punto di forza di un lavoro come "A Step Into The Waters Of Forgetfulness": gli intrecci tra le chitarre maestosamente pesanti, il growl profondo, le due solenni voci pulite (una maschile e una femminile), le melodie tanto belle quanto sconfortanti create dagli arpeggi di sei corde e dal fondamentale operato delle tastiere; questi sono gli elementi basilari di un album estremamente empatico, ricco di pathos, che vi farà attraversare diversi stati d'animo fino a farvi approdare a una serenità comatosa, un'anestesia psichica che vi lascerà lì a sperare di poter vedere ancora l'alba del giorno successivo, poiché potrebbe essere finalmente il giorno in cui deciderete di congedarvi da questo mondo.

Non credo sia possibile analizzare una simile opera scomponendola in capitoli, perché — nonostante ogni episodio possa singolarmente godere di vita e senso propri — il percorso propostoci dai Woe Unto Me è da sperimentare nella sua interezza, immergendosi profondamente nel senso di abbandono, nella sofferenza, nella dilaniante impotenza che ci coglie di fronte all'enormità di uno sconfinato tormento esistenziale. A tal proposito, i testi sono ovviamente soffocanti, trasudanti patimento e imbevuti di un insanabile strazio interiore; sebbene argomenti di questo tipo siano all'ordine del giorno all'interno del panorama musicale trattato, ancora una volta essi fanno da perfetto e indivisibile complemento dell'apparato strumentale.

Volendo tirare le somme, "A Step Into The Waters Of Forgetfulness" è un debutto che non pretende di essere originale (qualità a mio avviso non necessaria in prodotti del genere), ma che risulta assolutamente coinvolgente e trasudante forti emozioni. Questo esordio dei Woe Unto Me è dunque caldamente consigliato a chiunque ami il Funeral Doom, la musica che esala mestizia, che incupisce l'anima e che fa venire voglia di vivere soltanto per accumulare più motivi per avere voglia di morire.

Facebook Comments