WOLF’S GANG – Apocalypse

WOLF’S GANG – Apocalypse

 
Gruppo: Wolf's Gang
Titolo:  Apocalypse
Anno: 2011
Provenienza:  Francia
Etichetta: Emanes Metal Records
Contatti:

Non Disponibili

 
TRACKLIST

  1. Crash
  2. Maréchal De Fer
  3. Guerre De Cent Ans
  4. Toxique Luxure
  5. Colouir De La Mort
  6. Mon Combat
  7. Docteur Satan
  8. Génocide
  9. Martyres De Nos Clans
  10. Apocalypse
DURATA: 55:29
 

I Wolf's Gang sono una band transalpina di heavy metal che suona guardando indietro negli anni influenzata dai classicissimi Iron Maiden, dalla N.W.O.B.H.M. in genere e dall'aggiunta di qualche eco Helloween dell'era Kai Hansen, presenze chiaramente riscontrabili all'interno del disco di debutto intitolato "Apocalypse".

La musica del quintetto è decisamente derivativa, inutile dire che in ogni singolo brano vi verrà proposto un gancio con il quale verrete trasportati nel mondo a cui lo stile madre del metal deve la propria origine, è quindi familiare il rapporto che si potrà stabilire con brani quali "Crash", che già delle note poste in incipit scopre le proprie carte in tavola evidenziando l'enorme devozione nei confronti della Vergine Di Ferro, "Guerre De Cent Ans", che invece chiama in causa sia i poco più su citati che i Judas Priest grazie a melodie e ritmiche ficcanti palesemente riconducibili alla formazione di Halford, e via discorrendo. La scaletta regala in continuazione fraseggi, emozioni e prestazioni che farebbero la felicità del più incallito dei fruitori di metal classico.

Non mancano i momenti in cui il gruppo decide di esprimersi con toni intensi, la ballata "Mon Combat", per quanto non eccezionale, riesce a mantenere alto almeno il livello comunicativo, mentre più efficaci risultano essere brani come "Génocide" e "Martyres De Nos Clans" che innalzano un senso di inquietudine, fornendo una spinta aggiuntiva e valorizzando la prova con tratti scuri interessanti tanto da ricordare un album che ha da sempre diviso la critica e i fan dei Maiden: "X-Factor".

In "Apocalypse" non tutto gira alla perfezione, Frédéric Bailly non è un novello Dickinson, per il resto la ruota gira nel verso corretto, offrendo quasi un'ora di musica che si fa rispettare, perfetta per gli appassionatissimi del genere e che spera d'esser più di una semplice e sporadica frequentatrice del vostro stereo.

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