WOLFHEAD – Wolfhead

Informazioni
Gruppo: Wolfhead
Anno: 2011
Etichetta: Doomentia
Contatti: www.myspace.com/wolfheadband
Autore: Mourning

Tracklist
1. Journey By The Shaman’s Hand
2. Cul De Sac
3. Sons Of Asgard
4. Doomed Faith
5. Wolfhead
6. Wish You Were Here (Pink Floid cover)

DURATA: 36:46

WOLFHEAD - Wolfhead Gli spagnoli Wolfhead entrano a far parte del circolo stoner doom pubblicando subito un album omonimo, scelta azzardata? Direi di no dato che in line-up ritroviamo musicisti già noti della scena fra cui J. Bastard mastermind dei Graveyard e Iban Arrieta voce dei doomster Warchetype, completano la formazione Rafa alla batteria e Iosue al basso.
Qual è la direzione intrapresa dal combo iberico? Difficile da descrivere, la combinazione proposta vede confluire al proprio interno richiami di un numero di act spropositato, ciò deriva dal fatto che l’album possiede un’anima instabile, schizoide, capace di alternare forti striature heavy/rock (“Journey By The Shaman’s Hand”) a effervescenze ribelli che seguono una scia punk (“Cul De Sac”) passando dall’omaggiare l’ascoltatore con un viaggio intriso d’additivo epico e natura (“Sons Of Asgard”) all’affondare in territori puramente stoner (“Doomed Faith”) senza batter ciglio.
Chi dovrei nominare quindi come influenza portante del platter? Motorhead, Black Sabbath, Bathory, C.O.C., Misfits, Solitude Aeturnus la lista sarebbe molto lunga e particolarmente interessante.
E’ un disco che acchiappa “Wolfhead” e anche se la titletrack, gradevole con le sue divagazioni in campo folk inserite in un contesto rock’n’roll, potrebbe lasciarvi lievemente insoddisfatti, la sensazione scemerà sino a svanire con l’aumentare degli ascolti.
E’ bello aver occasione di metter su una “Wish You Were Here”, indubbiamente uno dei brani fra i più conosciuti dei Pink Floyd che, evitando il paragone improponibile con l’originale inarrivabile per chiunque (sarò anche esagerato ma i Floyd, sono i Floyd!), consegna al platter la dose di dolcezza e quel tocco di psichedelia ammaliante che pone la parola fine lasciandoti un bel sorriso stampato in volto.
I Wolfhead si sono messi in gioco, hanno mischiato non so quanta musica per dare alla vita un disco che vale la pena far girare dal primo all’ultimo secondo senza interruzioni o “skip”, le tracce sono congeniali per sognare, riflettere, fuggire e, perché no, sedurre l’ascoltatore, possono sicuramente migliorare e affinarsi ma se il buon giorno si vede dal mattino, la giornata degli spagnoli è di quelle assolate.

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