WOLOK – Fading Mirth & Dry Heaves

Gruppo:Wolok
Titolo:Fading Mirth & Dry Heaves
Anno:2019
Provenienza:Francia
Etichetta:Death Knell Productions
Contatti:Facebook  Bandcamp
TRACKLIST

  1. Stolid
  2. Bitter Swill
  3. Deceptive Serpents
  4. Neural Misfire
  5. Squalor
DURATA:38:56

Sono trascorsi poco più di un paio d’anni da quando i Wolok hanno fatto la loro ultima apparizione su queste pagine, per la precisione all’alba della pubblicazione dello split con i Rotting Heaven, The Anatomy Of Madness. Nonostante il tempo trascorso, dovrò essere onesto, l’idea di ritrovarmi ancora una volta a fronteggiare l’inquietante e insensata visione del mondo del trio transalpino mi atterriva e mi incuriosiva alla stesso tempo: in virtù di ciò, ovviamente, non potevo esimermi dal tentare di valutare il nuovo Fading Mirth & Dry Heaves. All’interno della nostra redazione, è evidente come una vita serena, tranquilla e senza disagi non sia mai stata una priorità.

Potrà sembrare strano, ma prendendo come riferimento un non così lontano The Silver Cord e applicando distorti concetti evoluzionistici, si potrebbe affermare che i Wolok siano cambiati notevolmente, tuttavia senza spostarsi di una virgola. I Nostri non hanno perso la voglia di giocare a biliardo con i nostri neuroni, e pezzi come “Stolid” e “Neural Misfire” non lasciano dubbi in proposito: una lentezza ipnotica, sfiancante e fumosa, accompagnata da arrangiamenti ed effettistica alienanti, oltre che da una voce soffusa e maligna, disturbata e disturbante. Quest’ultima, sussurrando e berciando chissà quali aberranti postulati, potrebbe ricordare un improbabile incrocio tra un Abbath di venticinque anni fa e il mai troppo compianto Johnny Morrow, chiaramente dopo aver ricevuto l’investitura come vescovo del caro vecchio Satana. Il risultato complessivo è una discesa in un vortice di malattia mentale, dolorose contorsioni psichiche e, finalmente, morte.

La propensione sperimentale di episodi come “Deceptive Serpents” e “Bitter Swill” diventa non un fine ultimo cui aspirare, quanto più un mezzo per creare disagio e follia, per delineare un vero e proprio incubo, un lisergico inferno di profonda alienazione. I Wolok si distaccano nettamente e con forza da tutto ciò che nel mondo può avere anche solo una vaga parvenza di normalità morale e sociale, da qualsiasi aspetto possa essere in qualche mtodo collegato a tratti mentali non (eccessivamente) problematici. Il gelo ossessivo e cinico tipico di certo black metal si unisce con le movenze cadenzate di stampo doom, dopodiché il tutto viene mescolato a inattese melodie dark, retrogusti noise, industrial e deliranti campionature cui risulta impossibile trovare un senso compiuto. A conti fatti, Fading Mirth & Dry Heaves è un mostro rivoltante e sinistro che, come un cancro inarrestabile, annerisce, corrompe e fa marcire ogni cosa tocchi.

In tutta franchezza, non credo sia possibile dare un giudizio oggettivo su un simile album. Soltanto la percezione individuale potrà dare forma a un tale squilibrio psicologico e scommetto che ogni parere sarebbe diverso da un altro: potreste trovarlo contemporaneamente interessante e abominevole, lo si potrebbe valutare come un compendio di deliri senza capo né coda oppure come una strutturata prova di sperimentalismo. Ognuno compia la propria scelta, tenendo però a mente che ai Wolok di tutto ciò fregherà meno di un cazzo. Il loro unico interesse era quello di annodare assieme budella e neuroni, facendo svanire ogni traccia di allegria e inducendo conati di vomito: se ascolterete Fading Mirth & Dry Heaves, la missione sarà compiuta e a loro tanto basterà.

Facebook Comments