WOODWALL – WoodEmpire

 
Gruppo: Woodwall
Titolo:  WoodEmpire
Anno: 2013
Provenienza: Italia
Etichetta: Red Sound Records
Contatti: Facebook – Bandcamp
 
TRACKLIST

  1. WoodEmpire
  2. Locrian
  3. King Stuste
  4. Red Toad
  5. Walden
  6. Holocene / Cambrian
DURATA: 36:17
 

Man mano che mi addentro nel mondo dei Woodwall, scopro sempre più tasselli di un puzzle meraviglioso: tanto per cominciare l'album è edito dalla RSR, quella stessa Red Sound Records che nel tardo inverno ci ha fatto scoprire in redazione gli Aidan; poi, proprio come il disco di questi ultimi, il mastering è opera delle sapienti mani di James Plotkin, leader dei Khanate e vate del noise-drone a stelle e strisce (sue le produzioni di numerosi lavori dei Nadja, Sunn O))), Earth e tonnellate di altri). In ultimo, la band è lunigiana, esordiente e ha i coglioni cubici proprio come un'altra recente conoscenza, i buioingola di "Dopo L'Apnea".

Ci sarà qualcosa di strano nell'acqua da quelle parti, fatto sta che anche "WoodEmpire" è un concentrato di cose belle, stavolta in salsa stoner e psichedelica. Sei brani liquidi, prevalentemente strumentali, accattivanti e dinamici, colorati ora di sfumature "spaziali" grazie a moog, sintetizzatori ed effetti che ricordano gli Hawkwind e lo space rock sessantiano e settantiano (la bellissima traccia che dà il nome al disco) ora di derive post-rock caldo e accogliente (la lunga "Walden") sulla scia dei nomi figli dell'ultimo decennio, dai God Is An Astronaut ai Long Distance Calling a Cloudkicker.

Il cantato sporco e grave del chitarrista Matteo Signanini, quando spunta, fa cambiare prepotentemente direzione al quartetto, spingendolo su lidi più classicamente stoner, con ritmi più elevati e un riffing più robusto che non farebbero sfigurare i Nostri accanto agli High On Fire. Eppure è solo un momento fugace, una piccola parte delle molteplici sfaccettature del suono dei Woodwall; e infatti in un attimo gli strumenti e gli effetti tornano a farla da padroni.
Il lavoro di scrittura denota una maturità impressionante: dai poco più di tre minuti dei brani centrali, tutti strumentali, agli oltre undici di "Walden", tutto suona estremamente naturale, senza forzature né cedimenti.

Allo stesso modo la cura per i dettagli e per il confezionamento del disco fanno spiccare la formazione lunigiana: la produzione, opera dello stesso Signanini, regala dei suoni perfetti, puliti e allo stesso tempo fumosi, dai contorni sfumati, ma tondi e pieni. La copertina, infine, merita una menzione: curata dal veneziano View From The Coffin, ha un che di lisergico fin nei colori. Un bosco spoglio e azzurro, contornato dai grigi fumi soffiati da due serpenti, su uno sfondo che sfuma dal viola all'arancio; un viaggio visivo a compendio del viaggio musicale.

I Woodwall iniziano il loro percorso artistico nel migliore dei modi, con un disco che non solo farà breccia senza difficoltà negli amanti dei suoni psichedelici e vibranti, ma che non farà fatica a imporsi come una delle migliori uscite nostrane in assoluto di questo autunno ormai agli sgoccioli.

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