Wreche - All My Dreams Came True | Aristocrazia Webzine

WRECHE – All My Dreams Came True

Gruppo: Wreche
Titolo: All My Dreams Came True
Anno: 2021
Provenienza: U.S.A.
Etichetta: I, Voidhanger Records
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TRACKLIST

  1. Mysterium
  2. Scherzo
  3. In Agony, To The Earth – And Heaven
  4. Severed
  5. The Darkling Thrush
  6. Les Fleurs I
  7. Les Fleurs II
DURATA: 01:00:31

Il parco artisti di I, Voidhanger è notoriamente pieno di progetti strani, gente visionaria e decisamente fuori da qualsivoglia etichetta. John Steven Morgan, trentaquattrenne californiano che si cela dietro ai Wreche, unisce le sue due passioni musicali in un progetto peculiarissimo: il buon vecchio black metal, ma suonato con sintetizzatori, pianoforte e batteria. Messa così potrebbe sembrare qualcosa di più eccentrico e bislacco di quanto non sia in realtà, perché All My Dreams Came True suonerà molto più familiare a chi è avvezzo agli estremismi rispetto a certe cose di norma collocate nella frangia più avanguardistica del genere.

Prima di tutto, le dovute presentazioni. Morgan è il fantomatico figuro che ha studiato all’università della strada: autodidatta, nel 2009 inizia a suonare professionalmente il pianoforte portandoselo in giro con un furgone a noleggio, esperienza che gli serve a dare un certo peso al suo stile dovendo sovrastare i rumori della giungla cittadina che è Los Angeles. Di lì a poco la formazione di un trio jazz, poi il ritorno alla musica classica e all’idea di un ibrido con il metal.

All My Dreams Came True è il secondo disco, dopo l’omonimo del 2017, e il primo curato a tutto tondo da Morgan, che si destreggia egregiamente anche dietro le pelli e si è occupato della produzione. All My Dreams Came True fonde i sentimenti tipicamente negativi del genere con un ottimismo di fondo che caratterizza l’autore e che si manifesta già nella delicata copertina e nel titolo. D’altro canto, Wreche è una grafia arcaica della parola wreak, che ha un’accezione decisamente negativa e può essere tradotta in vari modi, tra cui angoscia, tristezza o punizione. Questo gioco di contrasti dà vita a un disco ricco di chiaroscuri: i toni classici — nel senso più strettamente musicale — di “Mysterium”, con la positività di cui prima a fare spesso capolino, si scontrano con alienazione e surrealismo, come nell’angosciante “In Agony, To The Earth – And Heaven”, che si fonda su quattro note e un inquietante tema portante.

In All My Dreams Came True convivono le influenze più accademiche e quelle più sintetiche, con pianoforte e sintetizzatori che si supportano a vicenda per dare più respiro e colore alle canzoni. Da un lato quindi abbiamo Beethoven in “Les Fleurs Mov. 2”, citato in merito all’efficienza compositiva (ciascun elemento è funzionale al brano e non viene mai isolato rispetto al resto), dall’altro elettronica e sintetizzatori a palla: “Severed” è un po’ la chiave di volta di tutto il lavoro, i synth sembrano usciti da una colonna sonora anni ‘80, i confini formali vengono smantellati e la sperimentazione anche a livello vocale raggiunge il suo apice.

Il merito più grande da riconoscere ai Wreche è quello di osare senza scadere nel kitsch o nella sperimentazione fine a se stessa: ascoltando All My Dreams Came True, per una volta, la prima parola che viene in mente non è bizzarro. Un ottimo lavoro a suo modo orchestrale grazie alla sapiente mistura dei vari ingredienti, capace di assorbire l’ascoltatore non dico al primissimo ascolto, ma almeno dal secondo in poi.