Wyatt E. - Āl Bēlūti Dārû | Aristocrazia Webzine

WYATT E. – Āl Bēlūti Dārû

Gruppo: Wyatt E.
Titolo: Āl Bēlūti Dārû
Anno: 2022
Provenienza: Belgio
Etichetta: Stolen Body Records
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TRACKLIST

  1. Mušhuššu
  2. Šarru Rabu
DURATA: 37:19

Chi ha ascoltato Exile To Beyn Neharot saprà ormai che i Wyatt E. non fanno musica per l’ascoltatore impaziente e che si annoia in fretta. I tre belgi ci sono rimasti molto sotto con l’epica babilonese, al punto da dedicare Āl Bēlūti Dārû (La Città Eterna, ovvero Gerusalemme, in lingua accadica) nientepopodimeno che a Nabucodonosor II, figlio di Nabopolassar, re di Babilonia, dei Sumeri, degli Accadi e dell’Universo. Trentasei minuti di musica divisi in due brani da diciotto ciascuno, due viaggioni attraverso deserti mediorientali e antiche civiltà.

Un salto indietro nel tempo all’inizio del VI secolo a.C., quando appunto i Babilonesi assediarono la Città Santa, distruggendo il Tempio di Salomone, per poi deportarne gli abitanti nella loro capitale nell’Esilio babilonese: in questo magniloquente contesto si sviluppa Āl Bēlūti Dārû. Se leggendo il titolo di “Mušhuššu” ti è venuto in mente il drago di Mulan, non ci sei andato lontano: Mušḫuššu è una creatura della mitologia mesopotamica, presente già nelle credenze dei Sumeri, animale sacro e servo del dio Marduk al tempo dell’impero neo-babilonese.

Le radici del brano si possono sentire già nel singolo estemporaneo “Kol Badai”, realizzato in collaborazione con la performer Tomer Damsky e uscito un annetto fa; su questo disco il tutto è estremamente dilatato, un saliscendi di intensità in cui melodie ipnotiche — ora il groove del basso, ora le tastiere — fanno da base per un drone-doom che a tratti strizza l’occhio a gente come gli Om, ma portando tutto su un piano più intangibile. Quasi una colonna sonora in cui si susseguono diversi movimenti, impreziositi dal sassofono di Yannick Tönnes.

“Šarru Rabu” (Il Grande Re) non differisce di molto, se non nel suo essere più concreta soprattutto nell’uso delle percussioni. Le ritmiche su Āl Bēlūti Dārû sono scandite da due batterie, dando la sensazione di trovarsi nel bel mezzo di un lungo rituale, complici le litanie di voci effettate e l’uso di strumenti tradizionali come il saz (usato anche nell’ultimo lavoro dei Messa, ai quali i Wyatt E. si affiancheranno a breve nel loro tour europeo). Definita nel comunicato come una marcia militare, “Šarru Rabu” è un lungo crescendo di suoni stratificati, che si sommano e si completano l’un l’altro fino a un’esplosione sonora in pompa magna in cui il trio di Liegi mette in mostra ciò di cui è capace.

Āl Bēlūti Dārû è un disco da sorbirsi tutto di un fiato, fare altrimenti sarebbe controintuitivo. Possibilmente al buio, con un incenso acceso a coinvolgere gli altri sensi. Personalmente, un ritorno che attendevo e che non ha minimamente deluso.